
di TONINO OPPES
Partiamo dalla copertina: una mano nera aperta con le dita protese; sulle falangi altrettanti anelli bianchi di plastica da cui si staccano – fino a raggiungere una figura umana stilizzata – sottilissime stringhe in cui si possono leggere, più volte ripetuti, i numeri 1 e 0 che rappresentano il codice binario, ovvero la base del sistema informatico. E sono proprio quelle stringhe a “legare” le 468 pagine del libro S’intelligentzia de Elias (Janus editore, costo 25 euro) l’ultimo romanzo, scritto interamente in sardoda Giuseppe Corongiu, uno di principali animatori del dibattito culturale per una “Limba sarda uffitziale e unida”.
Al di là della storia, intrigante e ben costruita, bisogna dire subito: in questo suo lavoro Corongiu conferma padronanza assoluta della lingua sarda (quella LSC) che si manifesta nella sicurezza grammaticale e nella ricchezza di parole, molte ormai desuete ma che l’autore, per anni responsabile delle politiche linguistiche regionali, ha sempre custodito nel suo parlare e ora trasferisce nel libro accompagnandole, anzi esaltandole, grazie a sa bona iscritura e all’intenso ritmo narrativo.
Il protagonista principale del romanzo (un giallo a più toni) è Elias Dessanay, un’omine isconcadu, un giornalista ormai stanco che lavora in un blog di poco conto e non ha molto da chiedere al suo lavoro. E poi… i rapporti con la moglie, anche lei giornalista di una importante televisione privata, sono diventati sempre più freddi e ormai conflittuali: l’amore è al crepuscolo e i lunghi silenzi non aiutano.
Una mattina, mentre è a casa, a dare nuovo impulso alla sua vita professionale irrompe un fatto di cronaca nera: il caporedattore gli comunica al telefono l’omicidio di una ragazza poco più che ventenne il cui corpo è stato trovato nel sottopasso dell’asse mediano a Cagliari. Una storia di cronaca, apparentemente come tante, che però presenta molte anomalie, insomma – lavorandoci a fondo – quella storia può offrire materiale per un’iscoop giornalistico.

Chi è quella ragazza? Dove è stata uccisa? Come? Perché ancora non si sa nulla di lei? Perché tacciono gli inquirenti? Cosa c’è dietro?
Il principio, come succede per molte inchieste, è davvero complesso. L’indagine è difficile, e le forze dell’ordine non aiutano: molti incontri sono infruttuosi. La delusione del cronista è forte, sembra sfiduciato, “Mi pariat de non batire in bèrtighes su traballu” come a dire: non riesco a chiudere il pezzo, sussurra mentre rientra a casa. Ma, all’improvviso, una vecchia inchiesta sulla prostituzione illumina Elias Dessanay. Forse la risposta può essere racchiusa in quel mondo dell’amore a pagamento che lui, peraltro, conosce bene.
Ecco che si riaffaccia una di quelle storie con le tre Esse (S) linee guida della cronaca giornalistica: sesso, sangue, soldi.
La vicenda, ricca di colpi di scena, è proiettata al futuro – siamo tra il 2030-2038- e si svolge principalmente a Cagliari; ma dentro non c’è soltanto la cronaca, c’è tutta la Sardegna con le sue rappresentazioni economiche, sociali, politiche. Le riflessioni del giornalista Elias Dessanay (cui si accompagnano decine di protagonisti, con alcuni personaggi piuttosto ambigui) vanno oltre il fatto delittuoso, lui non ignora la realtà in cui vive. La sua fotografia dell’Isola è impietosa: dov’è la vecchia isola felix? Forse non è mai esistita. La crisi economica è inarrestabile, la politica non riesce a dare risposte concrete, il ruolo degli intellettuali è marginale, l’identità trasformata in folklore dai trasseris de sa cultura che vivono nel sottobosco della politica; e le battaglie in nome dell’autonomia dove sono finite? Intanto i giovani continuano a scappare.
Dentro la Sardegna, vuota e negata – accanto alla storia della ragazza trovata priva di vita sotto l’asse mediano -, compaiono i luoghi della città, il Poetto, la Marina, Casteddu de Susu, ma anche i paesaggi dell’interno alcuni dei quali appartengono ai luoghi dell’infanzia: quasi un’esigenza intima o, forse, un ritorno obbligato alle radici, verso i luoghi del cuore abbandonati troppo presto anche se, in fondo, dal posto in cui si nasce non si va mai via. Allora tornare al punto di partenza è anche un modo per ritrovare sé stessi e riannodare i fili della propria esistenza. Ma quanta fatica!
Gioia e rimorso si rincorrono mentre con la macchina vai verso la casa dei tuoi genitori da dove sei scappato per fare l’università e cercare un futuro migliore. “Ma hai fatto bene a scappare?” si domanda il giornalista (al quale non manca la vena del polemista) mentre procede velocemente sulle strade che lo portano al paese d’origine.
Lo spopolamento avanza e lascia il vuoto attorno ai luoghi del cuore: dei 377 comuni di un tempo ne sono rimasti appena 250 (sarà davvero così? Il destino è segnato come per gli ammalati nei racconti di Grazia Deledda che non si curano perché ormai non c’è più nulla da fare?)
Anche queste e altre riflessioni troverete nel romanzo che proietta l’umanità, ma soprattutto la Sardegna, in un futuro immediato; in un mondo retto dall’intelligenza artificiale (apparentemente neutro ma, ahimè, controllato da pochi) dove – solo per restare nel campo del giornalismo – i lettori di tg virtuali, creati con l’olgaritmo, potranno sostituire i veri conduttori. Tutto soppiantato in nome della tecnologia e del potere della rete che distende ovunque i suoi rami tentacolari.
Succederà così anche per la politica? Ci sarà un governo migliore con la guida affidata a una Corporazione Tecnologica, magari guidata da una potenza straniera? Con l’intelligenza artificiale e robotica, quale sarà il nostro futuro? Vivremo in un mondo più giusto? Meno conflittuale? Meno corrotto? Più democratico? E ancora: la creatività umana che fine farà quando sarà tutto omologato e affidato a un robot?
Ci lascia tanto materiale su cui riflettere questo romanzo che si dipana dalla storia di una ragazza trovata morta nel sottopasso dell’asse mediano a Cagliari. Ma, come sempre, molto dipende dall’uomo e, soprattutto, dalla sua intelligenza (stavolta quella reale!). Oltre che dalla volontà di non lasciarsi imprigionare dalle sottili catene della rete.
Gratzias de coro!