SARDEGNA E DINTORNI NELL’INCONTRO A CINISELLO BALSAMO CON IL GIORNALISTA TELEVISIVO LUCA TELESE

a Villa Ghirlanda di Cinisello Balsamo, nella foto da sinistra Giovanni Loi, Luca Telese, Carla Cividini


di Massimiliano Perlato

E’ stata l’occasione per scambiare quattro chiacchiere con Luca Telese, ospite in un pomeriggio d’inizio autunno del circolo A.M.I.S. (Alleanza Milanese Immigrati Sardi) a Cinisello Balsamo. Alla base un dialogo informale tra il noto giornalista televisivo e i partecipanti all’incontro presso Villa Ghirlanda per proferire della “sua” Sardegna. Un mosaico ricco di contenuti e curiosità legate alla sua crescita “respirando l’isola” pur vivendo a Roma. L’amarcord della Grande Guerra vissuta dal nonno, con la figura nostalgica di Emilio Lussu e il mito della Brigata Sassari. E l’amore per la squadra di calcio del Cagliari, lui nato nell’aprile del 1970 proprio mentre Gigi Riva conduceva a Bari i rossoblu a vincere il campionato di calcio.

“Sono nato a Cagliari, nel 1970 nel mitico anno dello scudetto, ma sono cresciuto a Roma, Mia madre è sarda anche se è nata a Brescia, mio padre è di Torre Annunziata, anche se è fuggito a Roma e cancellato le sue tracce di accento partenopeo. Io sono romano anche se nato nell’Isola.”

Il suo excursus nell’adolescenza corre veloce e senza tregua.

“Mia madre era l’ultima di cinque figli. Mio nonno materno, Erminio (che è morto a 96 anni) era nato nel 1887, e mi menzionava di quando vedeva dei folli, sull’altipiano della Giara, che arrogavano l’idea d’imparare a volare. La madre di mio padre, invece, come in una pièce di Edoardo, era una trovatella che era stata adottata, fatto per l’epoca quasi incredibile, da una famiglia di nobiltà decaduta. Mio nonno paterno, invece, all’anagrafe fu registrato con il curioso nome di “Felicio” invece che “Felice” per un errore dell’ufficiale comunale. Mio padre, preso da una raptus linguistico avrebbe voluto tramandare il nome e il refuso, mia madre per fortuna si oppose. Nonno Felicio è morto giovanissimo e così papà si è ritrovato capofamiglia di altri otto fratelli a vent’anni, e una cospicua eredità di debiti da sopravvivenza per i successivi trenta.”

La sua compagna è Laura Berlinguer, giornalista di TGcom24 nonché figlia di Enrico Berlinguer, dalla quale ha avuto un figlio di nome Enrico.

Fra le cose per cui vale la pena di vivere ci sono Laura e il nostro piccolo Enrico e la doccia rovente di prima mattina ascoltando la Sagra della primavera di Stravinsky. Amo i Beatles, soprattutto quelli di “Rubber soul”, Primo Levi e Pierpaolo Pasolini, il rock progressive dei vecchi Genesis e i fumetti – dai Bonelli al più grande di tutti i disegnatori: Magnus, il vero Maestro. Sulla cineteca dell’Arca, bisognerebbe portarsi: “Brazil” di Terry Gilliam, “A qualcuno piace caldo” di Billy Wilder, e “La vita è meravigliosa” di Frank Capra, “Ci eravamo tanto amati” di Ettore Scola e “Qualcuno volò sul nido del cuculo” di Milos Forman.”

Giornalista parlamentare ed ex portavoce del Partito della Rifondazione Comunista e poi nell’ufficio stampa del Movimento dei Comunisti Unitari, inizia la sua carriera collaborando con l’Unitàil ManifestoIl Messaggero e Il Foglio. Dal 1999 al 2009 lavora per il quotidiano Il Giornale, occupandosi soprattutto di quanto avviene nella parte sinistra del sistema politico italiano e di spettacoli e cultura. Per lo stesso quotidiano dal 2007 ha seguito in particolare il Partito Democratico. Sebbene stesse lavorando per Il Giornale, quotidiano di proprietà della famiglia Berlusconi, il 21 agosto del 2008 Telese si definisce «un comunista italiano a lungo indaffarato in un giornale di destra».

“Ho iniziato a fare il giornalista a “Il Messaggero”, correva l’anno 1989, cadeva il muro di Berlino e io mi aggiudicavo uno stage di tre mesi legato a una colletta di beneficenza. Non avendo parenti nel mondo del giornalismo, per divenire professionista ci ho messo la bellezza di dodici anni. Nel mezzo ho fatto tutto quello che si può fare di precario nel mondo della comunicazione: dalla stampa di t-shirt, all’ufficio stampa (grande palestra), dalle agenzie (la Dire) alle partecipazioni a singhiozzo con le redazioni più scalcagnate – anni incancellabili – fino a quelle più blasonate da “Cominform” a “Il Foglio”, a “Panorama”, passando per “Capital” e “GQ”.”

Tendenzialmente scrive di politica, spettacoli e varia umanità.

“Il primo che mi ha assunto come giornalista è stato Pietrangelo Buttafuoco quando era direttore de “Italia Settimanale”. Dal 1996 al 1998 lavoro da free lance per “Sette”, l’inserto del giovedì del Corriere della sera, con Andrea Monti prima e Maria Luisa Agnese poi. Nel 1998 mi assumono, naturalmente a termine, a “Il Corriere della Sera”, nella redazione di Milano. Dal 1999 sono a “Il Giornale”, chiamato da Maurizio Belpietro come “redattore parlamentare”. Dal 2004 ho collaborato con “Vanity Fair” e, dal 2008, con “Panorama”. Da settembre 2009 sono al “Fatto Quotidiano”. Insieme a Roberto Corradi sono stato anche il fondatore de “Il Misfatto”, il supplemento di satira de “Il Fatto” su cui di solito scrivevo un corsivo contraffatto con la voce dei protagonisti della settimana. Nel giugno del 2012  lascio il quotidiano per un dissenso sulla linea editoriale del giornale che é cambiata – su input del vicedirettore Marco Travaglio – per intercettare il sentimento di antipolitica e accompagnare l’ascesa di Beppe Grillo e delle sue liste. Con me vengono due redattori e diversi collaboratori de Il Fatto, convinti che applicando le stesse regole e lo stesso modello editoriale si possa costruire un quotidiano – lo abbiamo chiamato Pubblico – che sia in grado di raccontare l’Italia del cambiamento, che non si limiti a distruggere, ma che si ponga il problema di come ricostruire.”

È stato autore di alcune trasmissioni televisive (Chiambretti c’èBatti e ribattiCronache marziane) e conduttore del programma televisivo Planet 430, scritto insieme a Lorenzo Mieli e Vittorio Zincone. Ha partecipato prima alla conduzione di Omnibus Estate e poi di Confronti su Rai 2. Dal 2007 conduce su LA7 il programma Tetris che intreccia politica e Tv. Nel settembre 2013 passa a Mediaset per condurre Matrix, programma televisivo di approfondimento politico in seconda serata. Dal maggio dello stesso anno collabora quotidianamente con Linkiesta. Da settembre di quest’anno è tornato a LA7.

“I primi passi nel fatato mondo della televisione, li ho mossi in una casereccia tv privata, “Teleambiente”, in cui potevo sbagliare tutto e imparare moltissimo: la tv era a Monteporzio Catone, a trenta chilometri da Roma, e ci andavo direttamente dalla Camera, in Vespa per montare i pezzi (ancora oggi mi chiedo come abbia potuto farlo, anche sotto i nubifragi per due anni). Poi ho fatto l’autore di “Chiambretti c’è” ( Rai Due, solo la prima edizione), “L’Alieno” (Italia uno), “Batti & ribatti” (Rai Uno), “Cronache Marziane” (Italia uno, solo la prima edizione) e nel 2006 ho condotto “Omnibus estate” (La7). Sono stato poi autore e conduttore di “Parenti Serpenti”, “Planet 430? (su Planet, 2004 e 2005), e “Tetris” (su Raisat extra prima e su La7 ora). La banda di Tetris è cresciuta tutta insieme, all’insegna del “Surreality”: a furia di dire che volevamo fare proprio quello, ci siamo persino inventati un genere. Io sull’Auditel ho una mia teoria: non esiste. O meglio: non c’è più nulla di scientifico, sopratutto nei campioni piccoli. C’è però un omino addetto ad ogni programma, che disegna gli ascolti come si può dipingere un quadro, modulando la curva sui suoi gusti. Mi sono convinto che l’omino auditel di Tetris è un signore di una certa età, di buone letture, colto e simpatico, che ha deciso di regalarci qualcosa: spero vivamente che non lo mandino in pensione.”

Ha scritto sei libri: “La lunga Marcia di Sergio Cofferati” (Sperling & Kupfer 2003), “Lula! Storia dell’uomo che vuole cambiare il Brasile e il mondo” (con Oliviero Dottorini – Castelvecchi 2003), “Cuori neri” (Sperling & Kupfer 2006) , in cui ha ripercorso l’assassinio di 21 giovani militanti di destra, principalmente del Fronte della Gioventù, durante gli anni di piombo; “Qualcuno era comunista” (Sperling & Kupfer 2009),  La marchesa la villa e il cavaliere” (Aliberti 2011) e Gioventù amore e rabbia” (Sperling & Kupfer 2011). Sempre per la Sperling curo una collana a cui tengo molto, “Le radici del presente”, che si occupa di raccontare il passato prossimo dell’Italia, quello che per i giornali è vecchio, per i libri di storia è prematuro e per noi è interessante. In uno dei volumi, “Vite ribelli” (2007), ho pubblicato un racconto lungo sul terremoto di San Giuliano  che considero una delle esperienze giornalisticamente più formative della mia vita. In una raccolta della Cairo Editore, “Ti amo ti ammazzo”, ho raccontato, a modo mio, la storia de “La Marchesa a luci rosse” (Anna Casati Stampa, ovviamente) uno di quei delitti che superano di gran lunga l’immaginazione: da questo racconto é nato il libro per la Aliberti. In un’altra antologia “Invito alla festa con delitto” (2004) è stato pubblicato “L’Uomo che voleva uccidere Palmiro T.”, il racconto più narrativo in cui mi sia mai cimentato fino ad ora. Dal libro sulla fine del Pci ho tratto un monologo che mi ha dato grandi soddisfazioni. Anche Gioventù amore e rabbia è nato da un monologo preparato appositamente per il festival del giornalismo di Perugia dove ho partecipato su invito di Arianna Ciccone. In radio ha condotto Tabloid, rassegna quotidiana tratta dalle pagine interne dei quotidiani italiani, in onda dalle 9.30 del mattino su Rai Radio 3. Per due anni è stato, dopo averla anche saltuariamente condotta, il contraltare di Giuseppe Cruciani a La Zanzara

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