di Giampaolo Meloni – Nuova Sardegna
Don Giuseppe, come nasce questo saggio? Nei media, purtroppo, eros e Cristianesimo sono termini associati esclusivamente ai preti pedofili, al celibato, agli anticoncezionali e all’immoralità. Inoltre, la sessualità è ancora oggi argomento tabù nelle nostre parrocchie. Non dimentichiamo che, sino al secolo scorso, la Chiesae l’Azione Cattolica condannavano i balli come bacilli di immoralità. Agli inizi del secolo scorso circolava addirittura un libro intitolato: Il tango e il suo fango.
La secolarizzazione ha agito in modo negativo nell’ambito dell’amore. La secolarizzazione dell’amore consiste nello staccare l’amore umano – in tutte le sue forme – da Dio, riducendolo a qualcosa di puramente profano, in cui Dio è di troppo, qualcosa di fastidioso. Nel suo studio “Amore liquido” sulla fragilità dei legami affettivi, il sociologo Bauman sostiene che l’amore nelle società occidentali si sia come “liquefatto”. Siamo passati dalla repressione alla depressione.
Chiesa e sessualità: c’è un approccio sbagliato? La sessualità ha tre dimensioni: relazionale, procreatrice ed erotica. Se le prime due sono state oggetto di molteplici riflessioni teologiche in due millenni di storia della Chiesa, la terza è stata a lungo occultata o trattata con disprezzo.
Atteggiamento che ha spezzato il dialogo con i giovani. È la lacuna che emerge nella tradizione teologica. Mancanza che soprattutto i giovani, sensibili al ruolo potenzialmente positivo del piacere, non cessano di rimproverare alla Chiesa Cattolica.
C’è anche un problema di linguaggio. Parlare di eros e piacere a partire dal “male”, dagli abusi non credo sia la via giusta o opportuna. Occorre parlarne in termini positivi. Altrimenti la diffidenza rimarrà quella di sempre, sintetizzata nel motto: “Se qualcosa procura piacere, deve essere per forza peccato”. Occorre uscire da questo circolo vizioso. Non è vero che il Cristianesimo rende amara gioia dell’eros.
La Bibbiaaffronta il tema dell’eros sessuale? Il Cantico dei Cantici ad esempio, ha come protagonista una coppia che non smette mai di dichiarare il proprio amore. Due attori, due amanti che manifestano il loro desiderio e anelano a consumare la loro passione.
La sessualità riguarda l’uomo e la donna come individui paritari. In che modo oggi la Chiesa riconosce questa relazione? Nel libro della Genesi Dio dice: “Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda”. Questo aiuto sarà la donna. Il testo originale dice che la donna sarà ezer kenegdò».
Spieghiamo. La traduzione che preferisco è quella letterale: un aiuto come di fronte o contro. Della donna, dunque, il testo ebraico dice che sarà un aiuto come di fronte a all’uomo contro. Significa che l’essere umano non è veramente se stesso se non nel “confronto”, nel “faccia a faccia” con un altro diverso da lui, in una relazione di reciprocità che può diventare anche fruttuoso conflitto. L’umanità è cominciata in due.
Ma l’umanità, come lei sottolinea, è cominciata in due. Questo significato, purtroppo, non sarà concretamente valorizzato nella tradizione teologica della Chiesa. La donna, per lungo tempo, sarà costretta in una situazione di subordinazione all’uomo, fissando il suo ruolo nell’aiutare il “maschio” a procreare.
Nel libro insiste sull’idea di collocare la sessualità dentro un orizzonte d’affettività. L’uomo fa l’amore, gli animali si accoppiano. L’uomo a differenza degli animali è consapevole del rapporto che passa tra il suo emergente istinto e il “tutto”. Pavese giustamente osservava: “Quello che l’uomo cerca nel piacere è un infinito, e nessuno rinuncerebbe mai alla speranza di raggiungere questo infinito. (…)”. Rilke è ancora più chiaro: “È quasi eternità quel che vi promette l’amplesso”.
Ci deve liberare dal pregiudizio, dagli ostacoli alla felicità che l’uomo e la donna trovano nel loro reciproco amore, ha detto il Papa. Benedetto XVI, nella sua enciclica Deus caritas est, ha scritto: “Amore è estasi, ma estasi non nel senso di un momento di ebbrezza, ma estasi come cammino, come esodo permanente dell’io chiuso in se stesso verso la sua liberazione nel dono di sé, e proprio così verso il ritrovamento di sé, anzi verso la scoperta di Dio”.
La Chiesaè, però, contro i rapporti prematrimoniali. Nel saggio vado oltre questa problematica perché si tratta del punto d’arrivo di un cammino spirituale. Per la sessualità è, purtroppo, un tempo di crisi e devono valere, anzitutto, i concetti che regolano la convivenza umana: il divieto della violenza e il comandamento del rispetto della persona e della dignità del prossimo. È in questa direzione, visto il periodo di crisi, che la morale sessuale cattolica deve compiere, con determinazione, un ulteriore passo in avanti, andando al di là del fatto che certi comportamenti si vivano all’interno o all’esterno del matrimonio sacramentale. Se, infatti, non si rispettano le regole riguardanti il rifiuto della violenza e la protezione della dignità, la sessualità non potrà mai essere una “cosa buona”.
C’è una priorità? L’urgenza è di educare all’amore vero fuori e dentro il matrimonio religioso.