
Adelasia Cocco
a cura di ORNELLA DEMURU
Nata a Sassari nel 1885, Adelasia – un nome che ricorda l’ultima giudicessa di Torres e regina di Sardegna – è figlia di una famiglia colta: il padre è l’intellettuale progressista Salvatore Cocco Solinas, scrittore e studioso amico di Grazia Deledda e di Angelo De Gubernatis.
Per Adelasia le parole del professor Gughetti “nessuna donna è in grado di raggiungere un posto eminente nella professione medica” sono un vento flebile, che non spezza la sua voglia di rincorrere una professione che sente tagliata su misura delle sue conoscenze e inclinazioni.
Decisa a diventare medico, in un Paese come l’Italia, che contava ai primi del Novecento un pugno di laureate in Medicina (tra cui Anna Kuliscioff e Maria Montessori) si iscrive, nel 1907, alla prestigiosa facoltà di Medicina dell’Università di Pisa.
Studia, supera esami, e sceglie di andare oltre il microscopio: la sua passione è infatti esercitare la professione medica, e nel 1910, rientrata in Sardegna, si laurea in Medicina, seconda donna dell’Isola dopo Paola Satta, con una tesi dal titolo “Potere autolitico del siero di sangue come contributo alle reazioni immunitarie”, sotto la guida del professore Luigi Zoia, direttore dell’Istituto di patologia e clinica medica dell’Università di Sassari.
Nel 1914 presenta la domanda per diventare medico condotto in Barbagia.
Nei primi anni della vita professionale, a Nuoro – dove aveva seguito il marito veterinario – la giovane dottoressa, che deve conciliare famiglia e lavoro, si scontra con l’ostracismo della corporazione medica maschile, con la diffidenza di una parte dell’opinione pubblica e con la resistenza delle autorità locali.
Mai nessuna prima di lei aveva osato farlo, e davanti a quella richiesta così “irriverente e spudorata” il prefetto di Nuoro rifiuta di firmare il decreto di nomina.
Ma è rivolta e il valore di Adelasia trova il giusto riconoscimento in una società in cui iniziano a germogliare i primi semi dell’istruzione femminile. Rotti gli indugi, i consiglieri comunali di Nuoro le assegnano un posto nel vecchio rione di Seuna, dove ben presto la giovane dottoressa conquista la fiducia della gente.
A cavallo, scortata da un assessore comunale, attraversa regioni deserte e pericolosi guadi per prestare assistenza.
Guardandosi indietro, a metà degli anni Cinquanta, la dottoressa Cocco – medico curante di Attilio Deffenu e amica personale del pittore Antonio Ballero e Sebastiano Satta – ricorderà la sua straordinaria esperienza in Barbagia, ma anche le difficoltà.
“Non è stato facile – dirà – essere accettata dalla società. C’erano troppi tabù da abbattere, ho dovuto lottare contro tutti, in un ambiente ostile che voleva il sesso debole relegato tra i fornelli di casa”. “Ho vissuto – scriverà – un’esperienza bellissima a contatto con i poveri, i contadini, i pastori, quasi in terra di missione. Alla fine però ebbi la stima della popolazione”.
La sfida continua, e nel 1915 Adelasia chiede ed ottiene il posto del medico condotto di Lollove (piccolo paese vicino a Nuoro) Andrea Romagna, ferito a morte in un agguato. Prende in cura i 400 abitanti del piccolo paese sperduto tra i monti: scortata sempre da un assessore a cavallo, è il medico che batte strade polverose curando corpo e spirito e portando conforto e presenza in una terra poverissima, minata da banditi e aspre vendette.
Ma non finisce qui, Adelasia brucia ancora una volta le tappe e diviene, nel 1919, la prima donna a prendere una patente automobilistica in Sardegna.
È accusata di compiacenza quando redige il certificato medico per l’amica Mariangela Maccioni, insegnante nuorese coraggiosa oppositrice del fascismo, in cui attesta che la maestra è malata e “non può prendere parte a cerimonie che abbiano carattere emotivo”.
Svolse una costante attività di educazione sanitaria in qualità di Ufficiale sanitario a Nuoro nel 1928, e come direttrice dell’Istituto provinciale di Igiene e Profilassi, nomina questa del 1935.
Si spegne in una serena vecchiaia nel 1983, all’età di 98 anni.
Dalla sua laurea è passato quasi un secolo.
Venticinque anni dopo in Italia c’erano soltanto 367 donne iscritte all’albo dei medici; dopo un altro quarantennio in Italia le donne erano soltanto il 12% di tutti i medici e bisogna attendere ancora otto anni per vedere una donna – la famosa Rita Levi Montalcini – ricevere il Nobel per la Medicina: siamo al 1986.
Oggi le mediche costituiscono il 37% delle iscrizioni all’Albo e il 64% dei medici sotto i 35 anni, ma spesso sono ancora vittime di pregiudizi di genere, tanto ai vertici, quanto in realtà di frontiera, nelle guardie mediche dei piccoli Comuni.
In Sardegna Adelasia Cocco è praticamente sconosciuta. Nella toponomastica sarda è praticamente inesistente. Le è stata intitolata una strada a Nuoro, vicino alla Cattedrale di Santa Maria della Neve, tra via Matteotti e via Antonio Mereu, e a Sassari di recente le viene dedicato un parco sportivo collegato con la pista ciclabile della Buddi Buddi.
Vite come quella di Adelasia Cocco, di donne che hanno lottato, che non si sono arrese, che hanno affermato i loro diritti, non appartengono soltanto al passato ma ci ricordano da dove si è partiti e cosa resta ancora da fare per un cambiamento culturale profondo che possa garantire uguali opportunità e parità di condizioni tra uomini e donne. Per questo motivo andrebbero ricordate sempre e ovunque.
Mi fa piacere che, aver parlato, per la festa della donna, della dssa Adelasia Cocco, ormai dimenticata, prima nel 2023 assieme ad altre eccellenze e, dopo, nel 2024 dedicando una serata tutta per lei, ha spinto altre sue fans a riparlare di lei!!
Grande donna!!