UN ANTICO MESTIERE DA PRESERVARE E VALORIZZARE: L’ARTE DE “S’ISCRARIONZU”

Il mio viaggio attraverso gli “Antichi Mestieri” dell’isola, continua a rivelarmi l’originalità di un popolo-artigiano quanto meno fascinoso, che attinge proprio dalla natura la volontà di far rinascere gli antichi mestieri ormai in disuso e trasmetterli alle nuove generazioni. Artigiani che sono anche artisti che creano partendo da materie prime che la Natura offre. La vera ricchezza in Sardegna è proprio la natura, un bene da difendere e valorizzare. E’ un patrimonio di immensa bellezza, che nonostante i danni provocati dalla mano dell’uomo, ancora sopravvive, con tutto il magnetismo straordinario degli aspetti e dei valori. Di questo patrimonio inestimabile, fa parte una pianta, che fiorisce nella tarda primavera, fra maggio e giugno e che cresce rigogliosa nelle campagne della Sardegna: l’asfodelo (s’iscraria). Nome che deriva dal greco e significa “la valle di ciò che non è stato ridotto in cenere,” così chiamata perchè i suoi tuberi sopravvivono anche agli incendi. Veniva considerata dal popolo ellenico una pianta sacra, pianta degli eroi e della vita ultraterrena.

Era usanza dei popoli Romani, mettere a dimora la pianta dell’asfodelo, davanti alle porte delle case di campagna, affinché tenessero alla larga i sortilegi maligni.

Il territorio della Sardegna, con la vasta presenza della pianta dell’asfodelo, rappresenta grande fonte per l’arte dell’intreccio e per la produzione di cesti (corbulas), un antico mestiere con tradizioni millenarie legate al mondo agropastorale e contadino dell’entroterra dell’isola. L’arte dell’intreccio dell’asfodelo, chiamata “s’iscrarionzu”, di cui, purtroppo solo poche persone ne rimangono custodi, è una tradizione antichissima preservata con grande cura.

La raccolta dell’asfodelo avviene nei mesi primaverili (da Marzo a Maggio) quando la pianta è ancora malleabile. Poi, il raccolto viene lasciato al sole per essiccare, per un periodo che varia dai dieci ai venti giorni. Dopo la fase dell’essiccazione “s’iscraria”, viene raccolto in mazzi e custodito in luoghi asciutti, dove si può conservare a lungo.

Ma quando si può intrecciare s’iscraria? Dopo la fase dell’essiccazione, s’iscraria viene immerso nell’acqua per circa sei ore, affinchè diventi flessibile e si possa sfilare più facilmente per la lavorazione. In seguito, si procede alla divisione della corteccia dalla parte tenera della pianta.

Come prendono vita is corbulas? Nell’arte dell’intreccio de s’iscraria, viene utilizzata la parte tenera della pianta e nella lavorazione, per la cucitura di una verga con l’altra, si utilizza un grosso ago acuminato. Grazie all’intreccio delle mani esperte, sa corbula prende vita dalla parte tenera de s’iscraria, invece la corteccia viene utilizzata per la chiusura dei bordi de sa corbula.

“S’ISCRARIONZU” un’Arte antica…una Memoria da tramandare affinché non si disperda nei meandri del Tempo che passa.

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17 commenti

  1. Pensa che il punteruolo era fatto di osso animale ben levigato

  2. Mariangela Grisi

    Buongiorno,se io volessi imparare… sarebbe possibile?

  3. Mariasanta Aresu

    Dove ti trovi

  4. Li faceva anche mio nonno

  5. Brave.portate avanti questi mestieri sono la nostra cultura.misarebbe piaciuto tanto imparare.complimenti.

  6. In Marmilla, qualcuno faceva i cesti con gli steli del grano., mentre sa scraria che si ricava dallo stelo dell’asfodelo, non veniva mai usata.I nostri cesti venivano acquistati in maggioranza da paesi del cagliaritano dove li producevano in abbondanza ed erano molto più raffinati e dunque anche cari rispetto ai cesti di scraria come quello in foto

  7. Barbara Curreli

    Buongiorno,mi piacerebbe imparare quest’arte,per mantenere vive le nostre tradizioni.Abito ad Aritzo (NU)

  8. Pietro Scaglia

    Fate dei filmati che spieghino questa arte in modo che non sia dimentica. In fine se è possibile nelle scuole ‼️

  9. Li faccio anche io un lavoraccio ma una grande soddisfazione

  10. Zizi Zizi li fai con sa scraria o con gli steli del grano? Insegnarlo ai tuoi figli o comunque a chi vuole imparare per tramandare questi bellissimi e utili lavori

  11. SIlvana Nuonno

    Nel CagliaritanoSettimo,Sinnai lavoravano “Su stregoni fini,che facevano.parte del corredo della sposa.Vicino a Macomer lavoravono i cesti con l’asfodelo

  12. Mariasanta Aresu

    Siete vicino a Cagliari o dove perché non lo volete dire

  13. Mercede Salis

    Andando a Tresnuraghes,Tintura Magomadas ne fanno di veramente deliziosi a Sinnai li fanno tutti colorati non lo so se sono di asfodelo colorata con erbe naturali!!

  14. Zizi Zizi complimenti sei stata bravissima a insegnare ai tuoi figli. Complimenti vivissimi. Posso sapere di dove sei?

  15. Nanna Usai certo sono di abbasanta 😄 nelle nostre campagne c’è tanto asfodelo addirittura venivano da altri paesi per il raccolto per la sua qualità ma ahimè ti dico che in questi ultimi anni tra stagioni che nn ci sono più ,inquinamento, e la mano dell’ uomo con i pesticidi per cercare di debellarlo ,nn ha favorito molto un buon raccolto perciò il materiale che ho e preziosissimo e lo custodisco con molta attenzione .

  16. CIAO COME MI PIACEREBBE IMPARARE A REALIZZARLI,,,,,

  17. Antonina Manchia

    Bello

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