
Daniela Cadeddu
di MARIA VITTORIA DETTOTO
Daniela Cadeddu aveva appena 51 anni e tanta voglia di vivere. Era una donna bionda, bella nell’aspetto e nell’animo, sorridente, che aveva deciso di porre fine al suo matrimonio con suo marito Giorgio Meneghel, come accade a tante coppie nelle quali l’amore finisce.
I due coniugi vivevano separati in casa in via Roma, a Zeddiani. Il 5 febbraio 2022, Giorgio Meneghel uccide Daniela Cadeddu a martellate. Nel sonno. Fu uno dei tanti femminicidi del 2022. Purtroppo.
Oggi Meneghel è stato condannato dalla Corte d’Assise di Cagliari a ventuno anni di carcere. Considerate le aggravanti e le attenuanti del caso.
Ventuno anni. A questo equivale la vita di una donna innocente. E allora mi domando: a cosa serve il Codice rosso? Dove è questo inasprimento delle pene per gli assassini, peraltro rei confessi come Meneghel che dopo aver ucciso sua moglie, ha chiamato lui stesso i carabinieri?
Dove sta l’onda emotiva dei 100 e passa femminicidi del 2022? E quelli del 2023? E quella generata dall’omicidio di Giulia Cecchettin?
Allora non abbiamo imparato niente. Solo a parole si inaspriscono le pene. Solo a parole si condannano gli stalkers, gli assassini, i violentatori, i molestatori di donne o ragazze innocenti, quando poi, di fatto, dopo pochi anni escono dal carcere o in carcere neanche ci vanno.
Sino a quando non ci sarà un vero cambio di rotta, non si arriverà mai ad una diminuzione di questi reati. Anzi: chi li commette si sentirà giustificato o legittimato a farli, perché in alcuni posti è legittimato il delitto d’onore o uno stupro viene giustificato dall’abbigliamento della donna “provocante ” al momento del reato subito.
A cosa servono le denunce che tante volte le donne fanno nei confronti di chi le molesta, prima che vengano uccise? Quante volte abbiamo sentito di donne lo avevano fatto prima di essere uccise, ma allo stalker o al molestatore di fatto non viene fatto niente oltre a blande misure coercitive?
No davvero. La vita di una donna non può e non deve valere ventun anni di carcere per il suo assassino. Né quella di Daniela Cadeddu, né quella di nessun’altra.
eh
Mi chiedo sempre più dove sia finita cosiddetta giustizia. Terribile