
a cura di MASSIMILIANO PERLATO
Ci sono anche i dottori e le dottoresse che oltre che con Ippocrate si sono impegnati prima di tutto con se stessi. Sono quelle persone che prima di tutto ascoltano, poi parlano. Sono quelle che sanno che agli inquilini ospiti dei reparti bisognerebbe non parlare nel corridoio, né con le mani nelle tasche del camice, sono quelle che sanno che i familiari hanno bisogno di essere rassicurati e informati sulle condizioni e la sorte dei loro cari ammalati. Sono quelle che non fanno preferenze tra ricchi e poveri bianchi o neri, omo o eterosessuali. Sono quelle che conoscono Il potere della parola e il valore del tempo, anche quando di tempo ce n’è poco. Sono quelle che si presentano, comunicano con gentilezza e senza troppi tecnicismi. Sono quelle che “proprio perché finora si è sempre fatto così possiamo mettere in conto la possibilità di cambiare”. Sono quelle che si mettono sempre in discussione e hanno voglia di imparare sempre di più perché non si sentono mai arrivate.
Sono quelle che considerano il loro essere operatori di salute e di malattia come lavoro, ma ci mettono la motivazione che probabilmente manca ad altri. Sono quelle che sono piene di fragilità ma non le riversano sulle fragilità altrui e, qualora dovesse capitare, sanno chiedere scusa. Sono quelle persone che si sforzano di essere così da curanti o da familiari di ammalati. (Denise Vacca)
In occasione della prossima Giornata Nazionale delle Cure Palliative l’Associazione ZERO K organizza una giornata di sensibilizzazione sulle cure palliative.
L’evento realizzato da Associazione ZERO K in collaborazione con OPI di Modena, presso l’Auditorium San Rocco di Carpi ha l’obiettivo di dare visibilità e giusta rilevanza alla Giornata Nazionale delle cure palliative.
Il filo conduttore della giornata sarà la multiculturalità, un fenomeno complesso che presenta sia opportunità che sfide. Promuovere l’interculturalità, anche all’interno di uno stesso territorio è certamente una sfida che può favorire un confronto positivo tra le diverse esperienze e culture per costruire una comunità più consapevole e inclusiva.

Interventi:
14.30-14.50 Denise Vacca (Cagliari) – Tra cultura e realtà.
14.50-15.10 Monica Bosco-Silvia Gorni (Piacenza) – Assistenza domiciliare in cure palliative, oltre i muri dell’’ospedale.
15.10-15.30 Maria Chiara La Sala (Palermo) – Le cure palliative. Tornare da dove si è partiti è un
modo per ricominciare.
15.30-15.50 Veronica Zavagli (Modena) – Mindfulness e Compassion: risorse per affrontare la multiculturalità in cure palliative.
pausa caffè
16.00-16.20 Luigi Vetrone (Cassino) – Hospice, il confine tra dentro o fuori.
16.20-16.40 Danila Zuffetti (Lodi) – La Medicina Narrativa in cure palliative. Costruire comunità narranti ed educanti.
16.40-17.20 Grete Pozzetti (Modena) – La cura del tempo che resta e la cura dopo la morte: sguardi oltre confine per riflettere sull’’evoluzione multiculturale e transculturale italiana 1
7.20-17.40 Salvatore Milianta-Licia Boccaletti (Carpi) – Scrivere il proprio finale: il progetto Erasmus+ Hold my Hand
17.40-18.00 Spazio alle esperienze
18.00 Premiazione opere artistiche Paola Capodanno
18:30 Aperitivo
In cure palliative domiciliari non diamo nulla per scontato. Neppure che una figlia unica torni dalla Germania, dove si è trasferita da anni per realizzare sogni di vita, a inizio estate nel suo paese di mare in Sardegna ma non per le solite vacanze col fidanzato tedesco, bensì per aiutare la mamma, sola, a vivere meglio e dopo poche pochissime settimane ad aiutarla a morire meglio. Non diamo per scontato che certi figli, in un pronto soccorso saturo di malattie, impazienza e fatica, imparino a dire “io di qui non mi muovo finché non mi dite perché mia mamma vomita e non muove il braccio”. Non diamo per scontato che non sia scontato per un figlio che nella vita ha scelto “un lavoro normale”, trasformarsi improvvisamente in assistente all’igiene, infermiere e fisioterapista della madre, occupandosi contemporaneamente della gestione della casa e delle faccende economiche. Non diamo per scontato che nei colloqui a pochi passi da una mamma a letto per sempre, una figlia in lacrime riesca a dire che “spero che muoia presto per vederla così”. E glielo riconosciamo a questa figlia che questo non è egoismo ma amore, che autorizza il distacco da chi amiamo in una condizione nella quale la morte avverrà sicuramente e presto.
Allora, la sera che quella mamma muore, non diamo per scontato che se è morta bene un po’ è grazie a noi dell’équipe delle cure palliative, ma molto è merito di quella figlia emigrata di corpo ma non di cuore. E affidando una carezza a quella mamma che è morta non diamo per scontato il nostro grazie a quella figlia e le diciamo: “tra qualche giorno guardati allo specchio e di a te stessa che sei stata bravissima per tutto ciò che hai fatto in questi lunghi pochi mesi e per come l’hai fatto”. Nelle cure palliative a domicilio non diamo per scontato che l’assistenza si fonda su interventi appropriati e proporzionati ai bisogni ma anche su persone che diventano preziosi curatori e parte integrante dell’équipe. (Denise Vacca)
Non potevamo essere rappresentati meglio❤