
di FRANCA MULAS
L’iniziativa, patrocinata dal Corpo Forestale, dalla Regione Sardegna e dall’associazione culturale Oristano Oltre, parte dal 28 ottobre ed è ospitata nei locali del Museo Diocesano di Oristano. L’idea dell’esposizione, semplice e brillante insieme, nasce dall’intuizione di chi non si rassegna all’idea che le lingue di fuoco che lo scorso anno hanno mandato in fumo oliveti secolari, ucciso animali, distrutto pascoli, case e aziende, possano averla vinta. I legni che Michele Ardu ha recuperato nelle campagne di Cuglieri diventano, così, oggetti preziosi nella mostra che li vede nella loro veste naturale, o colorati in parte con l’oro. Scelta questa, che sembra evocare il binomio di morte e rinascita. Il legno, elemento quasi magico, venerato nelle culture più antiche, diventa quindi, il tramite, anche se annerito dal fuoco, attraverso cui trasmettere un messaggio ecologico e di bellezza.
La mostra, che ha visto la sua anteprima la scorsa estate al Museo dei Magazzini del Sale a Siena, ha riscosso successo da parte del pubblico, ed è stata elogiata dagli esperti, come si legge dalla critica di Francesca Campana: (…) Michele Ardu ha sintetizzato in questa mostra una sua riflessione sui temi ambientali e, nel raccontare l’incendio che ha devastato Cuglieri, nel Montiferru, nell’estate del 2021, ne ha fatto un simbolo di resistenza. L’azione del fuoco e quella dell’artista, plasmano congiuntamente le sculture, poiché ciascun frammento di materia nasconde in sé materiali attivi, energie e intuizioni inaspettate. (…). Parole, quelle di Campana, che vanno al cuore della mostra e centrano il valore e la sensibilità dell’artista Michele Ardu, a cui abbiamo voluto fare una breve intervista per conoscerlo da vicino e comprendere meglio la sua arte.
Michele, ci piacerebbe, prima di tutto, conoscerla meglio. Sono nato a Oristano, mi sono laureato in ingegneria biomedica a Cagliari. Nel 2011 mi sono trasferito a Londra per perfezionare l’inglese e intraprendere gli studi legati alla fotografia e all’arte. Nel 2014 ho iniziato la carriera nell’ambito della fotografia, partecipando, tra le diverse cose, a mostre e premi internazionali. La mia identità come artista viene fuori per la prima volta con la mostra In Requieta, incentrata sul rapporto tra il binomio uomo e cavallo. Dopo questo lavoro, le mie opere, in gran parte, in bianco e nero, sono state pubblicate nella rivista National Geographic nell’edizione Mandarino tradizionale. Nel secondo lavoro, intitolato Musica, dove riemergono gli studi di ingegneria biomedica, trovo il modo di fotografare le forme del suono, e l’energia della musica viene mostrata visivamente. Ogni canzone può essere guardata e non solo ascoltata. Chi non può ascoltare attraverso il senso dell’udito lo fa con il senso della vista.
Cosa rappresenta per lei la sua arte? È prima di tutto libertà. Mi consente di veicolare messaggi, ma anche riflessioni ed emozioni. L’arte per me, è la capacità di agire seguendo l’intuito artistico.
L’ultimo lavoro è Aurum Urens. Da cosa è nata l’idea della mostra? Dopo l’incendio nel Montiferru, sono stato lì per un lavoro fotografico che mi era stato commissionato da una testata nazionale. Mentre percorrevo la campagna e ne osservavo il nuovo volto plasmato dall’incendio, è nata l’idea di dare una nuova forma di vita a ciò che il fuoco aveva lasciato dopo il suo passaggio. Camminando per le campagne, accompagnato da chi quei luoghi lì conosceva da sempre, tra cui Mario Franco Fara e Cesare Pes, ai quali va il mio ringraziamento, ero rimasto scioccato dall’energia che si avvertiva e dalla dignità e bellezza degli alberi che, se pur distrutti, avevano forme che nessun artista sarebbe stato capace di realizzare. Opere d’arte plasmate dal fuoco in grado di veicolare un messaggio da portare come lezione, affinché non accadesse più qualcosa di così devastante.
Alcuni pezzi presenti nella mostra sono interamente neri, altri, invece, presentano una parte nera e una il colore dell’oro. Ci spiega il perché di questa scelta? Con questa scelta intendo rappresentare la dignità della pianta, ma anche la luce della rinascita, associata al concetto di preziosità. Ho voluto portare le parti bruciate degli alberi fuori dal loro contesto per veicolare la stessa energia che ho percepito nei luoghi visitati e ho pensato alla possibilità di poter raccontare una loro nuova realtà. L’oro, che simboleggia la nuova vita, è stata la prima immagine che ho visualizzato pensando ai legni. Alcuni, ho scelto di lasciarli interamente neri perché la parte nera rappresenta la tragedia di un albero che muore per via del fuoco.
Che messaggio vuole veicolare con la sua mostra? Vorrei poter veicolare un messaggio universale e vorrei introdurre il tema della multisensorialità nell’arte che coinvolge e stimola più sensi. La tragedia degli incendi è un fenomeno mondiale. Spero che la mostra possa varcare i confini per far arrivare un messaggio che deve essere di tutti. Mi piacerebbe portare altrove i legni sardi e poter portare in Sardegna i legni di altre parti del mondo, bruciati dagli incendi. L’idea è quella di poter far incontrare alberi che non si sarebbero mai potuti incontrare prima e che, grazie a una mostra, stanno accanto e raccontano una storia che li accomuna. Ritornando al Montiferru, il fuoco ha distrutto insieme agli ulivi secoli di storia, di cultura e tradizioni, e ha causato danni economici. Un patrimonio inestimabile andato perso. Anche per questa ragione l’intento dell’esposizione è quello di generare una maggiore attenzione, rispetto e cura per la natura. Su questa scia, data la funzione didattica della mostra, inviteremo le scuole provinciali a visitarla.
