
di LUCREZIA SEMENZA
Una nuova composizione per coro, orchestra e voce recitante di Marco Tutino
Prima esecuzione assoluta al Teatro Lirico di Cagliari venerdì 25 novembre 2022
Il possesso dell’amore, l’estasi della visione che rende beati, la fusione dell’anima con Dio: la personalità forte di Juan de la Cruz (1542 – 1591), il più alto poeta mistico della letteratura spagnola, vive nei suoi versi di violenza barocca capaci di stregare l’anima con il loro erotismo lacerante avviluppato alla potenza impetuosa di una fede cristiana più forte d’ogni dolore e d’ogni sogno.
Il compositore Marco Tutino (1954) non ha saputo resistere al magnetismo di un suo canto nel quale i motivi della lirica amorosa sono piegati a raffigurare il mistico transito dell’anima e, su commissione del Teatro Lirico di Cagliari, ha trasformato “In amoroso furore” in un brano per coro, orchestra e voce recitante che sarà eseguito in prima assoluta venerdì 25 novembre alle 20.30 (replica sabato 26 alle 19,00) nell’ambito della stagione concertistica. Di più: il testo del canto, magistralmente tradotto in italiano da Giorgio Agamben, verrà presentato nell’ulteriore, efficace traduzione in lingua sarda (variante logudorese) di Paolo Pulina. Una scelta suggestiva con la quale il maestro Tutino ha voluto rendere omaggio allo spirito di una cultura da difendere, valorizzare e diffondere. Il concerto vedrà sul podio il direttore armeno Karen Durganyan a capo dell’orchestra del Teatro e del coro preparato da Giovanni Andreoli; il testo verrà recitato dall’attore Simeone Latini.
La serata musicale avrà un ulteriore motivo di interesse nella presenza del grande violinista russo Pavel Berman, solista del Concerto in re maggiore per violino e orchestra op. 35 di Cajkovskij. A conclusione verrà presentata la suite dall’opera teatrale “La notte di Natale” di Rimskij-Korsakov.
Juan de la Cruz (1542-1591) Tras de un amoroso lance Tras de un amoroso lance, y no de esperanza falto, volé tan alto, tan alto, que le di a la caza alcance. Para que yo alcance diese a aqueste lance divino, tanto volar me convino que de vista me perdiese; y con todo, en este trance, en el vuelo quedé falto; mas el amor fue tan alto, que le di a la caza alcance. Cuando más alto subía, deslumbróseme la vista, y la más fuerte conquista en oscuro se hacía; mas por ser de amor el lance di un ciego y oscuro salto, y fui tan alto, tan alto, que le di a la caza alcance. Cuanto más alto llegaba de este lance tan subido, tanto más bajo y rendido y abatido me hallaba. Dije: no habrá quien alcance. Y abatíme tanto, tanto, que fui tan alto, tan alto, que le di a la caza alcance. Por una extraña manera mil vuelos pasé de un vuelo, porque esperanza de cielo tanto alcanza cuanto espera; esperé solo este lance, y en esperar no fui falto, pues fui tan alto, tan alto, que le di a la caza alcance. |