
di BENEDETTA MORO
Prima la Laurea triennale in Ingegneria Biomedica in Sardegna, la sua Regione di nascita. Poi la Magistrale in Ingegneria Clinica a Trieste, città raggiunta non solo per gli studi ma anche per il caffè. Eclettica la 26enne Veronica Moi, anche giornalista pubblicista, sta svolgendo ora il tirocinio di sei mesi in Insiel, società di tecnologia informatica in house della Regione Friuli Venezia Giulia. E’ dedicato all’analisi predittiva e ai Data Lake, argomenti della sua tesi di ricerca, scritta inglobando anche alcuni obiettivi nell’Agenda Onu 2030 e attualmente in corsa per il premio “Ingegno al Femminile”, organizzato dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri.
Ci racconti il suo percorso. Ho studiato al liceo classico di Laconi, in provincia di Oristano. Dopo il diploma sono stata inserita dal Ministero dell’istruzione nell’albo nazionale delle eccellenze. Un riconoscimento per aver conseguito il 100 e lode ed essermi distinta per attività extra curricolari. Infatti, avevo vinto dei premi letterari: comunicazione e scrittura fanno parte del mio Dna.
E poi? Dopo la maturità classica sono passata a Ingegneria biomedica. Durante questo percorso mi sono cimentata in diverse esperienze. Tra queste, ho partecipato al Contamination Lab dell’ateneo di Cagliari, che da la possibilità agli studenti selezionati da tutte le facoltà di formare start up da zero. Con un team multidisciplinare ho sviluppato Educhair, una sedia ergonomica smart, per bambini per monitorare l’eccessiva sedentarietà e la postura. Sono arrivata in finale alla terza edizione ed è stata una delle esperienze più belle. Nel 2018 sono diventata giornalista pubblicista. Poi mi sono occupata per l’università di Cagliari di Comunicazione della Scienza.
A Trieste quando è perché è arrivata? Per due motivi: per la Magistrale in Ingegneria Clinica e per il caffè. Durante la triennale avevo sviluppato, anche con la tesi sperimentale, attraverso il machine learning, un sistema per il riconoscimento automatico dei gusti attraverso segnali elettrogustografici. Sono così entrata in contatto con diverse aziende, mi si è aperto un certo tipo di scenario, ma alla fine ho preferito il mondo della sanità. Questo è il bello dei miei studi: permettono di spaziare grazie a metodi applicabili in diversi ambiti.
Quindi a Trieste ha scelto Ingegneria Clinica, percorso che si è concluso con una tesi di ricerca … Si, si tratta di uno studio di modelli predittivi sui dati provenienti da Data Lake (ovvero l’archiviazione di una grande mole di dati). In particolare mi sono concentrata sui numeri dei ricoveri ospedalieri nella regione del Friuli Venezia Giulia, coinvolgendo l’Università e azienda (relatore è il professor Fulvio Sbroiavacca, correlatori i professori Agostino Accardo, Margherita De Dottori e Andrea Soranzio).
Qual era l’obiettivo? Predire la durata e il numero di ricoveri nelle diverse strutture ospedaliere con il fine di fornire un sistema di supporto decisionale per una migliore organizzazione.
Quali patologie avete preso in considerazione? Alcune che sono oggetto di screening da anni: tumori alla mammella, alla cervice e al colon retto oltre a insufficienze cardiache e polmonari.
Risultati? Ottimi per le insufficienze polmonari. La tesi ha riguardato la fase preliminare, quindi da qui ad arrivare allo strumento pronto ci vuole ancora del tempo.
Perché ha scelto questo argomento? Sono appassionata d’intelligenza artificiale e volevo applicarla per migliorare la sanità attraverso l’innovazione, il motivo che mi ha portato a Trieste. Qui ho trovato un ecosistema ideale per coniugare questi aspetti.
#ilpiccoloditrieste