
di LUCIA BECCHERE
Ambientato a Corilè, un piccolo centro immaginario ma identitario perché rappresenta tutta la Sardegna con le sue molteplicità del vivere, il romanzo di Graziella Monni Gli amici di Emilio Mondadori editore, trae origine da un’idea sul conflitto generazionale fra padre e figlio per poi diventare anche conflitto politico dal momento in cui tutto si snoda nel periodo storico del regime fascista. Sei amici che condividono passioni, fedeltà e tradimenti, attraverso i racconti di un vecchio del paese «incontrano idealmente» il grande personaggio storico e politico che è Lussu.
Il vecchio Efisio Mallu, sarà la fonte principale delle conoscenze e della formazione di questi giovani che rappresentano la speranza nel cambiamento e che orienteranno la loro corsa verso la montagna che «simboleggia la corsa verso Lussu» e quindi verso la libertà. Sono giovani spesso maturati in un tessuto familiare umile e dignitoso, fatto di ideali e di sacrifici, che hanno sofferto povertà, subìto umiliazioni e senza mai cedere alle insidie del regime condannato vessazioni, violenze e «guerre mai giuste».
L’emozione della risposta da parte di Lussu al primo messaggio scritto li fa sentire importanti, seguiranno la trepidazione, la delusione e i dubbi di altre vane attese. Dubbi che verranno chiariti dallo stesso Lussu quando si realizzerà l’incontro a lungo accarezzato perché i giovani intendono farlo partecipe delle loro vite. «Nel libro c’è la vita con tutte le sue contraddizioni – sostiene l’autrice –, al centro l’uomo con la sua scelta individuale perché l’appartenenza non annulla l’individualità». Tutto avviene a Corilè dove i ragazzi troveranno rifugio nel monte Fortezza, affidando il segno del loro passare ai silenzi di una grande quercia. La morte dell’amico Francesco in Africa orientale – «Francesco ritornò a Corilè in una cassa di legno avvolta nella bandiera» – segnerà per sempre le loro esistenze.
Su tutti si erge la figura guida di Filippo, il professore forte e determinato, il figlio del podestà che per stare dalla parte del giusto rinuncia ai privilegi di una condizione che lo colloca al di sopra di tutti gli altri.
Giovanni Lai, il podestà onesto, «l’uomo giusto» amato e rispettato da tutti, non piace al figlio che lo contesta aspramente per non essersi ribellato a quel regime di cui è un «fedele servitore buono». Filippo farà le sue scelte e sarà proprio quel ruolo istituzionale del genitore a fare da spartiacque fra i due.
Pagine di grande intensità emotiva testimoniano lo scontro generazionale, padre e figlio si allontanano, un solco profondo si scaverà fra loro e nessun dialogo sarà più possibile. Per la prima volta il podestà “incontra” il figlio che lo apostrofa col tono sprezzante di un giovane che non ammette repliche: «Siete solo un povero strumento nelle mani del regime!» – l’accusa –, «Figlio mio…! Un servitore dello Stato, ma comunque un padre» replica il podestà, avvertendo su di sé tutti i fallimenti e gli errori, in un timido tentativo di abbassare i toni nella paura di un domani senza suo figlio. Troppo tardi, sarà il suo cuore a cedere. E così nel romanzo, dove nulla viene lasciato al caso, la figura di Lussu permea ogni cosa, aleggia e si materializza a Corilè, alimentando la speranza di un popolo che ha tanti volti: quello del giovane sindaco, di un bambino che si affaccia alla vita e di tutti coloro che lottano per la libertà.
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