PROVIAMO A FARE UN PICCOLO RAGIONAMENTO SU COVID19, REPORT E POLITICA SARDA, MA NESSUNO HA PENSATO ALLA NOSTRA GENTE

di EMILIANO DEIANA

Esisteva un’unica posizione politica possibile dopo i sacrifici di marzo, aprile e maggio per la Sardegna: rassegnarsi a una stagione turistica in tono assolutamente minore e prevedere ristori corposi per il settore alberghiero e della ristorazione e una fortissima sollecitazione del mercato interno (fatto pure sempre da 1,6 milioni di persone che conoscono pochissimo la terra in cui abitano).

I sacrifici fatti in primavera ci avevano consentito di “liberarci” del virus. Due i peccati non veniali.

Uno nazionale. Uno regionale.

Quello nazionale: non aver consentito di attivare i necessari controlli sanitari per i cittadini provenienti da altre regioni.

Quello regionale: aver pensato che “salvando” la stagione turistica non si mettesse a rischio la salute dei cittadini sardi.  (Qualcuno dirà: “ma il passaporto sanitario di Solinas era una bufala”. Possibile, dico io. Intanto a lui resta sempre l’alibi. Qualcuno invece di telefonare di notte a Boccia per impugnare le ordinanze lo doveva sfidare a organizzarlo per davvero. Invece così si resterà sempre con l’inossidabile alibi del “non me lo hanno fatto fare”).

Ma veniamo a noi.  A questioni che attengono alla politica di questa terra.

Pensare che tutto ruoti intorno al turismo è un errore: economico principalmente. Concettuale secondariamente.  Il turismo è una parte (anche piccola) della nostra economia. Le pressioni che hanno fatto soggetti pubblici e privati per una “stagione” ad altissimo rischio sanitario lo stanno pagando i piccoli ristoratori sardi, gli esercenti sardi, i bar sardi, i negozi di abbigliamento sardi e quant’altro.

È la politica del “cuoci-mangia”. La politica che non vede a un millimetro dal proprio naso.

Le associazioni di categoria che hanno forzato per le riaperture, ai miei occhi, hanno colpe analoghe di quei consiglieri regionali che hanno accettato pressioni da soggetti che nulla hanno a che fare con gli interessi della Sardegna e dei sardi, mettendo il guadagno di pochissimi davanti al diritto alla salute di tutti i sardi.

Ma perché si è determinato questo gioco? Perché non esiste una politica che ha la Sardegna al centro del proprio agire, perché esiste una politica sarda genuflessa a interessi “romani” e “milanesi”.

Perché non c’è un minimo di AMORE per questa terra così vilipesa e che è vista solo come luogo di svago e di bagordi estivi.

Nessuno, ieri, ha parlato dei fragili di questa terra a partire dai lavoratori stagionali che per primi hanno subito la violenza dello sfruttamento e della disumanità: contagiati, abbandonati senza lavoro e tutele.

Nessuno, ha parlato dei nostri vecchi costretti da mesi nelle loro case, coi figli e i nipoti lontani.

Nessuno, ha parlato di Daniele il barista del New Bar di Pattada che subisce le stesse restrizioni del Billionaire.

Nessuno ha parlato dei nostri bambini che per questa dabbenaggine non stanno frequentando serenamente la scuola e vivendo con gioia il clamore della loro età.

Ecco. Il nostro pensiero deve andare a loro. Tutto il nostro impegno pubblico deve essere rivolto a loro.  Tutto ciò che faremo da adesso in avanti deve avere loro al centro: non Briatore e quei magnaccia che stuprano questa terra bellissima e desolata.

PS. A chi invoca inchieste e altre cose del genere rispondo come mi ha insegnato mio padre.  Le cose politiche si affrontano sul terreno della politica. Gli avversari si combattono nella società e nella competizione elettorale.  Il resto non rientra fra i miei interessi.

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