UN PERSONAGGIO DI “MULTIFORME INGEGNO”: BEPI VIGNA PER BOOKCITY MILANO, OSPITE DEL CIRCOLO SARDO DEL CAPOLUOGO MENEGHINO

ph: Bepi Vigna

di SERGIO PORTAS

E poi dicono dell’arte divinatoria degli scrittori: sul suo “Un lento battello per la Cina” (un modo di dire degli americani, prendere un tale battello per noi sarebbe come “andare all’altro mondo”) Bepi Vigna a pag 85, l’assassino franco-cinese che imperversa in questa specie di “noir”, tale Brando, lasciandolo cadere sul letto di un residence che spazia sulla Valle Padana, lo abbandona a una ridda di pensieri che diremmo di strettissima attualità: “…Chissà quanti batteri e virus ho attorno in questo momento”, pensò. “Un’infinità sono sopra di me e altri popolano l’interno del mio corpo, la mia trachea, i miei polmoni, lo stomaco, gli intestini, il fegato, i reni…Brando tenne per un po’ gli occhi chiusi e pensò ai virus letali, che in qualche modo considerava come dei colleghi, anzi, dei fratelli, microscopici, invisibili e perfetti…” Quando ri-incontro Bepi mi faccio dare i numeri per il Lotto, il libro è uscito per “1000EUNANOTTE” il 1° marzo 2018. E l’hanno presentato in occasione di “Bookcity Milano” assieme l’autore e uno degli editori, Roberto Casalini, scrittore pure lui già giornalista al “Corriere della Sera”, cagliaritano di nascita ma sassarino d’adozione, il 17  novembre scorso; se ha ragione il quotidiano cinese in lingua inglese “South China morning post”, lo stesso giorno che venne diagnosticato in Cina il primo caso di Covid (la segnalazione ufficiale all’OMS avverrà un mese e mezzo più tardi). Fonte: “Repubblica del 17/5/2020. Presso la sede del Circolo sardo milanese i due si sono lasciati andare al medesimo culto, quello che vede nella narrativa, nel cinema, nel fumetto, la strada maestra per l’elevazione dell’umano, quasi la sola realtà che valga la pena di prendere in considerazione, per una vita che ambisca a un minimo di felicità. Bepi Vigna è davvero un personaggio di “multiforme ingegno”, come disse quel tal poeta cieco parlando di Ulisse, un vulcano di idee e di iniziative, lo definisce Giovanni Cervo, presidente del circolo. Roberto Casalini ne tenta una biografia appena minimale: “Soggettista e sceneggiatore di fumetti: il suo Nathan Never è un caso di successo mondiale, tradotto in Spagna, Croazia, Turchia, Stati Uniti, sceneggiatore  di Dylan Dog e di Zagor, immortale resta il suo Indiana Pipps in terra sarda, didatta del fumetto, ha creato a Cagliari l’Accademia corrispondente, e poi saggista, romanziere e regista di cortometraggi (evento speciale a Venezia 2017 il suo ultimo “Nausicaa- l’altra Odissea”). Un mago della parola, scritta, parlata, disegnata. Con un approccio vicino e  nello stesso tempo lontano alla Sardegna. Quest’ultimo romanzo “thriller” , non a caso, prevede un investigatore ogliastrino, tale Gionni Scoine ( monte Scoine è un rilievo di calcare bianco nei pressi di Santa Maria Navarrese). Anche Vigna è nato in Ogliastra, a Baunei, luglio del ’57, e quando si è trasferito con i suoi a Cagliari negli anni ’70, ne ha sentito la mancanza per anni. “ Mi sono messo a scrivere per campare, anche se per la verità ero riuscito a prendere una laurea in legge e, al primo colpo, avevo vinto il concorso per diventar procuratore legale. E’ in quegli anni 60/70 che è sfociata la mia passione per il cinema, anche più del fumetto. Non posso che essere sardo, anche se penso che l’identità sia un fatto di affetti. Non sono affezionato a certo cinema e a certa letteratura che si rinchiude in una presunta “sardità”. Anche il personaggio principale di questo libro ha una sua diversa visione dell’insularità, ha delle fissazioni psicotiche. E’ affascinato dalle parole, con una passione per i sinonimi tutta particolare, ne viene fuori una storia bizzarra che segue gli schemi classici del romanzo poliziesco, ma che in fondo ne fa una sorta di parodia, prendendosi gioco di stereotipi ormai codificati. Una specie di sfida con dentro tutta una serie di cose che sfociano in un discorso un po’ esistenziale e in una serie di domande che riguardano l’aldilà e la durata della vita. Con una struttura che rimanda più alla settimana enigmistica che alla dissertazione esistenziale. Non a caso sulla copertina del libro campeggia un rebus (5, 10) in cui un uomo seduto tra le lettere M e A risolve a TRAMA il numero 5, gli alberi di pero e un colino sormontato da SA il 10 a PERICOLOSA. Insomma qualcosa che non è proprio da prendere tutta sul serio, anzi. Esilarante l’indagine parallela (autentica) che corre dietro alla definizione di “boccomani” che dal gergo cagliaritano tradurremmo in “guardoni”, “voieur”, e che sembra derivare dai buchi che gli studenti cagliaritani facevano ai casotti di legno del Poetto per spiare le signore che si mettevano in costume da bagno. Questo è, in fondo, il tono del libro. Chiede Casalini: “Come hai lasciato il certo per l’incerto?”. “Lavoricchiavo come procuratore ma insieme a Antonio Serra e Michele Medda, ci avrebbero definito per anni come “la banda dei sardi”, trafficavamo col disegno, col fumetto, tutti e tre squattrinati ma accumunati da una grande passione, che ci fece perdere ogni freno inibitore quando decidemmo di proporre alla “Bonelli” il progetto “Nathan Never”, ci mettemmo su di una “500” e via , da Cagliari a Porto Rotondo dove sapevamo essere in vacanza il “patron” Sergio Bonelli. Che, incredibilmente, ci stette ad ascoltare. Il personaggio, vagamente ispirato a “Blade Runner” copriva un vuoto editoriale nella produzione del fumetto popolare italiano: quello della fantascienza. Quando negli anni 88/89 andammo a Milano per firmare il contratto e ci alloggiarono in un hotel 5 stelle, ci sembrava di sognare. E che sogno quello di due anni dopo, quando uscì il primo numero. Il “Corriere della Sera” aveva creato un certo clima di attesa con una serie di articoli, fatto sta che quando andammo a Bologna per il “lancio” del primo numero trovammo la piazza antistante la libreria straripante, ci saranno state più di tremila persone, le prime 350.000 copie andarono vendute in un attimo, se ne ristamparono subito altre 100.000. Coi diritti d’autore ho costruito la mia casa. A tutt’oggi se ne vendono mensilmente 30.000 copie.

Scoprimmo dopo anni in uno studiolo della Bonelli di Milano, che oramai frequentavamo abitualmente, in fondo ad un cassetto, una relazione di Tiziano Sclavi, sì il creatore di Dylan Dog, che allora lavorava per la casa editrice, che insomma “questi tre ragazzi” bisognava proprio seguirli. Il successo inatteso ci aveva un po’ travolti, c’erano continuamente mostre da seguire, nel frattempo mi era capitato di sposare un avvocato ( Olivia Olla, che appare come avvocato Olivia Olling in alcune avventure di Nathan Never). Il fumetto poi è un genere comunicativo che intreccia tre differenti linguaggi, con regole diverse. Il racconto, che usa le parole, la sceneggiatura, come per il cinema, che deve far vedere le emozioni, e poi le vignette e il loro rapporto: non è immediato da capire. Il nostro si inseriva comunque nella tradizione del fumetto popolare, dove i fumettisti sardi sono da considerarsi degli antesignani, sin da quell’ Aurelio Galeppini, in arte Galep, nato in provincia di Grosseto da genitori sardi, che fu il creatore del più grande ciclo narrativo del fumetto nazionale: quello di Tex Willer. In questi giorni il nostro Nathan Never incontra Luca Parmitano al comando della Stazione Spaziale Internazionale. Per rendere più veritiere le storie abbiamo ricreato una analoga Stazione a Torino, e abbiamo potuto constatare che dopo un certo periodo il corpo si deve acclimatare ( si rischia l’osteoporosi) non si riesce più a camminare correttamente. E ci sono ancora una serie di problemi irrisolti, le schermature adottate non sono del tutto a posto, e l’incidenza delle radiazioni cosmiche genera facilmente tumori. Io comunque mi cimento anche con la scrittura di libri e, ultimamente, anche col cortometraggio. Sono particolarmente fiero della mia “Nausicaa”, una piccola Odissea che si dipana dal punto di vista femminile. Con Nausicaa che, dopo essere stata abbandonata, corre dietro ad Ulisse per scoprire che, in fondo, non è stato che un gran cialtrone. Lo ritrova comunque a Napoli dove, oramai vecchio e cieco, si fa chiamare Omero e raccoglie qualche soldo raccontando storie favolose, di ciclopi e sirene. Nel 2017 è stato a Madrid il miglior cortometraggio italiano dell’anno. ( Oggi si può vedere gratuitamente su You Tube). Bepi Vigna parla con un accento cagliaritano che si taglia col coltello, ha scelto di vivere e lavorare in Sardegna ed è affascinato dalle piccole insolite storie sarde, storie di aperture le definisce, piccoli pezzi di Sardegna che incontrano il mondo. E allora ne scrive: come quella donna ogliastrina, rapita da bambina dai pirati saraceni sulla costa orientale sarda. Maria venduta come prostituta, diventa la favorita del Bey di Tunisi, ha una figlia che verrà uccisa dal padre, e in vecchiaia riesce a tornare in Sardegna, al suo paese, oramai convertita all’Islam (vi ricorda qualcuno?). Immaginate lo scandalo, emarginata quasi fosse una strega. Ma dopo varie vicissitudini viene a ereditare i beni dell’intero paese e, dopo la sua morte, la sua figura viene ad assumere dimensioni quasi sacrali. La verità vera è che a Bepi Vigna, non importa se con il disegno, il cinema, i saggi e i libri, importa solo di raccontare storie, una più bella dell’altra. Che spesso partono da piccoli paesini di Sardegna e, magicamente come solo le storie sanno fare, si dipanano per l’intero mondo, persino quello futuro.

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