
di NERIA DE GIOVANNI
Alcuni giorni prima del Natale del 2004, Bruno Rombi mi telefona e mi dice che da qualche giorno scrive come sotto dettatura un poemetto lungo ed angoscioso che neppure lui capisce da dove gli provenga. Me ne legge qualche strofa che descrive una situazione di dolore e di stravolgimento universale, morte e distruzione, sofferenza soprattutto per bambini inermi e popolazioni indifese. I versi raccontano praticamente un’apocalisse.
Conforto Bruno e lo invito comunque a seguire il flusso dell’ispirazione perché il poeta è come un radar, spesso capta con le sue antenne sensibili, eventi e situazioni ancora da venire. Sono rimasta addirittura allibita quando proprio il giorno di Santo Stefano, le nostre televisioni hanno iniziato a bombardarci con la notizia terribile dello tsunami dall’Indonesia. Ecco lo scenario di morte e disperazione che Bruno aveva sentito e fermato con la potenza dei suoi versi profetici.
Quel poemetto
intitolato “Tsunami” è stato da noi della Nemapress pubblicato con
l’intervento autorevole del Ministero dell’Ambiente e stampato dall’altrettanto
autorevole Tipografia del Poligrafico e Zecca dello Stato.
Tradotto in francese, romeno, spagnolo ed inglese, per questo testo così
profetico siamo stati invitati dall’Istituto italiano di cultura del Belgio,
ospiti dell’Unione europea e dell’università del Lussemburgo. In
quell’occasione Bruno ha recitato il poemetto che poi è stato registrato in un
prezioso cd che oggi conserva fortunatamente la sua voce.
Bruno Rombi ci ha
lasciato in coincidenza con Sa die de sa Sardigna, lui sardo doc
di Calasetta trasferitosi molti anni orsono a Genova e da lì
diventato intellettuale internazionale, ma sempre con la Sardegna nel cuore.
Uno scrittore è anche quello che resta nei suoi libri e la bio-bibliografia di
Bruno è veramente sterminata. Romanzi, poesie, saggi, ma anche quadri dove le
barche e il suo mare primeggiavano accanto a un tratteggio informale molto
profondo.
Il suo interesse come saggista è stato più volte messo alla prova anche nei numerosi convegni ed incontri dell’Associazione Internazionale dei Critici Letterari di cui Bruno è stato per molti decenni una vera colonna. I suoi saggi su Grazia Deledda e su Salvatore Cambosu solo per citare due grandi, lo terranno per sempre nelle bibliografie scientifiche più aggiornate di tutte le università; il suo impegno per la diffusione e la conoscenza dell’opera di Enrico Morovich ne porteranno il nome anche oltre l’Adriatico.
Come poeta è stato amico e compagno dei più importanti protagonisti della lirica mondiale, partecipando a festival europei e anche nel continente africano e nelle americhe. La sua conoscenza delle lingue, francese, spagnolo, inglese, lo hanno contraddistinto anche come ottimo traduttore di poesia. Tra tante sue opere mi piace ricordare “Fare sponda” l’antologia di poeti algerini francofoni pubblicata con la Nemapress.
In occasione della presentazione degli atti del convegno su Francesco De Santis per la celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia alla Biblioteca della Camera dei deputati, a Roma, come AICL abbiamo avuto il piacere di donare a Bruno una targa per festeggiare i suoi ottant’anni: il riconoscimento gli è stato consegnato dall’onorevole Gerardo Bianco già Ministro della Pubblica Istruzione.
Nel 2017 Bruno Rombi come poeta è stato con me alla Fiera del libro del mediterraneo di Imperia e nello stesso anno in Sicilia con l’Associazione internazionale dei critici letterari ha ricordato i premi nobel in particolare la sua carissima Grazia Deledda accanto a Pablo Neruda, poeta Premio Nobel da lui conosciuto. E nel 2018 a Genova durante il Festival mondiale della poesia, ho avuto ancora il piacere di avere con me la presenza attiva e partecipe di Bruno. Sono innumerevoli i momenti di vita culturale e amicale che mi legano a Bruno Rombi, in un sodalizio letterario durato vari decenni.
Per esempio alla Maison
de la poesie di Namur, in Belgio nel 1990, io presentavo la poesia
sarda contemporanea e Bruno Rombi vi partecipava con i figli piccoli che
la sua tenerezza di padre non aveva voluto lasciare da soli. Oppure ricordo
quando abbiamo raggiunto Hyeres de la Fronteira nel sud della
Francia, in un viaggio avventuroso tra scioperi, aerei e autostop notturni o
a Mosca blindata per l’ultimo atto del governo di Gorbaciov.
E come non ricordare Bruno entusiasta organizzatore a Nuoro dei primi convegni
su Salvatore Satta o a Orotelli su Salvatore Cambosu? La sua è
una poesia che resterà, scritta in italiano e nell’amato tabarchino. La
sua è una critica saggistica che rimarrà. La sua è una narrativa anche
provocatoria che rimarrà.
L’università di Genova gli ha dedicato già diverse tesi di laurea e interesse scientifico per la sua produzione. A me resta il ricordo e l’affetto forte per l’amico che ci ha lasciato proprio in un periodo che certamente tutti noi ricorderemo.
Ho conosciuto Bruno nel 2001 proprio a Calasetta….era in vacanza e mi regalò “un anno a Calasetta” persona straordinaria RIP