“QUANDO TUTTO SEMBRA FINIRE”: A ROMA CON IL GREMIO DEI SARDI, LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI MARCELLO SORO

nella foto da sinistra: Ivan Meloni, Antonio Maria Masia, Marcello Moscoloni, Patrizia Giardini, Marcello Soro e in primo piano la giovane Greta Dari
di FRANCESCO CANEPA

Niente paura si tratta del titolo della recente riedizione dell’opera di Marcello Soro, il noto scrittore di origini orgolesi.

Versato in prosa ed in poesia, viene presentato dal nostro Antonio Maria Masia proprio con l’appassionata lettura di una delle poesie dedicate alla sua terra: “Sardegna silente”! Silente, ma fino ad un certo punto, perché con voce alta e chiara Marcello Soro denuncia l’abuso di cui per anni è stata vittima la nostra terra. Né dimentica il presidente Masia di rammentare altri versi dedicati ad una delle vittime di “un’ingiusta giustizia” che condannò all’ergastolo una persona nata e cresciuta nell’ambiente di Orgosolo, per doverla graziarla dopo venticinque anni di carcere!

Questa volta però Soro si presenta come prosatore e ci riporta agli anni di piombo e ad alcune figure che hanno trascorso in carcere i lunghi anni della loro condanna: “Quando tutto sembra finire”.

Ma prima di procedere ad una suggestiva modalità di presentazione del libro, viene chiamata la fresca vincitrice assoluta del concorso “Emily Kojucharov 2019”, anch’essa legata alla Sardegna grazie alla propria famiglia nuorese. In sala, oltre la mamma, è presente il nonno: l’avvocato Mesina.

Greta Dari: una pianista di dodici anni (… di età, non di carriera !) che eseguirà uno Chopin come entrée, per poi salutarci con un seguito, a fine presentazione del libro, con ben tre brani.

Comunque, sistemati leggio e postura con consumata esperienza, l’interpretazione ci prende in contropiede  –  anzi in contromano, perché, fra l’altro, è “libero” nella sua squadra di pallavolo, oltre che apprendista violinista  –  per la sua levità ! Un balzo con inchino accompagnato da un fresco sorriso impercettibilmente ironico e da una bionda coda ci riporta al programma della serata.

Insieme all’Autore vengono presentati Patrizia Giardini ed il marito Marcello Moscoloni, che interpreteranno alcuni brani dal libro : infatti non si tratta della classica mera lettura.

Un’ampia dissertazione sulle vicende del volume, compiuta dal presidente Masia, ci riporta a quegli anni drammatici nei quali l’Italia venne sconvolta dalla lotta armata, che ebbe tra i suoi protagonisti anche la donna e l’uomo dei quali si narra.

Lotta che seminò le sue vittime fra i servitori dello Stato in divisa e non e che culminò nel ritrovamento del cadavere di Aldo Moro.

Nel suo primo intervento l’Autore tiene a sottolineare che attraverso quelle vite drammatiche ha voluto narrare dell’amicizia e della necessità del dialogo, che solo può portare a capire e capirsi fra esseri umani.

Con l’ausilio di un’apparecchiatura che consente un mix di musiche dell’epoca e di lettura – realizzata dallo stesso Moscoloni, medico otorinolaringoiatra  – la coppia anconetana, ci fa entrare nel vivo della prosa, asciutta e vibrante, del libro.

Nel dibattito fra Masia e Soro, viene richiamata l’attenzione sul fatto che la copertina del volume riproduce la porta del carcere di Volterra, ove si svolge la carcerazione narrata nella storia, che dedica alcune pagine a descrivere quella che è una situazione particolare di quella struttura carceraria che cerca, con diverse attività interne, di dare un senso all’articolo 27, comma 3, della Costituzione, in una realtà penitenziaria italiana, che è stata già oggetto di alcune pronunce della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Si procede quindi alla seconda lettura, che, anche grazie al sottofondo di brani musicali risalenti all’epoca, risulta particolarmente emozionante.

E qui si parla dell’uccisone del giudice Marino, compiuta proprio dalla protagonista del romanzo con altri due compagni.

Proprio uno di questi, Stefano Lucignani, legato sentimentalmente con lei, rinchiuso nel carcere di Volterra dove sta scontando una lunga pena detentiva per terrorismo, volle compiere quel percorso di profonda introspezione sulle personali responsabilità che poi lo portò a sentire la necessità di chiedere il perdono alla vedova ed agli orfani del giudice per quell’assassinio.

E qui si inserisce il pensiero di A.M.Masia, che attraverso il richiamo del passaggio dalla Bibbia al Vangelo, vuole esaltare proprio quel percorso che dalla celebrazione della vendetta portò all’esaltazione del pentimento e del perdono cristiano : quello fu lo spartiacque che diede vita ad una nuova era.

Riflessione condivisa dall’Autore che sottolinea come la storia narrata vuole esaltare proprio il coinvolgimento del lettore nel medesimo percorso umano vissuto dallo Stefano del libro.

La terza lettura ci porta a penetrare il senso del “mandala” nel viaggio che il personaggio maschile compie fra la Cina ed il Tibet.

Nel complimentarsi con gli interpreti della lettura, il nostro A.M.Masia si abbandona al ricordo di quella che era la radio di una volta, quando, proprio attraverso le voci dei grandi attori dell’epoca ed i suoni, riusciva a creare quella magia che in quelle serate ci sapeva arricchire con valide esperienze culturali !

Spetta all’Autore introdurre l’ultima lettura che ci porta in India, dove il nostro protagonista riesce a sventare l’ennesimo crimine di un’organizzazione che contribuisce a far si che nel mondo ogni anno svaniscano nel nulla otto milioni di bambini.

Nel ringraziare l’Autore, il nostro presidente non può fare a meno di richiamare la fine del romanzo: tre puntini! Sì, proprio quei puntini di sospensione che lasciano poi a ciascun lettore di considerare chiusa oppure no la storia che ha appena vissuto.

E mentre stiamo già pregustando la chiusura della serata davanti alle tavolate della Presidentessa, il nostro Presidente chiama sulla scena la nostra Greta!

La breve intervista ci consente di apprendere qualche altra notizia sulla vita abbastanza attiva dell’ospite e sui suoi programmi, sintetizzati con un grande sorriso: “fare la pianista di grande successo” !

Si comincia con un Mozart alle prese con variazioni sulla canzone francese; poi chiusi gli spartiti, ripiegato il leggio e data un’asciugatina alla tastiera, si passa ad un preludio di Rachmaninov, per chiudere proprio con il brano con il quale ha vinto il concorso: la toccata di Chacaturjan. Quel virtuoso della bicicletta avrebbe detto “senza mani”, ma qui dobbiamo dire: senza spartito!!

Diciamo che c’è qualcosa che non va, perché una dodicenne che a mala pena arriva ai pedali dell’imponente pianoforte a coda di sala non può suonare in quel modo : parlare di leggerezza, di padronanza, di ironia potrebbe sembrare esagerato a chi non c’era, ma così non è perché la nostra Greta farà parlare di sé, ne siamo più che certi.

La foto della locandina della serata è significativa: al di là di un pianoforte a coda si intravede solamente una bambina che fa “capoccella” appoggiata ad uno sgabello!

Che dire? Probabilmente l’ultima volta che si provò un’emozione simile credo si trattasse di un ragazzo con un buffo nomignolo dovuto all’ironia salisburghese: “timpano di Dio”!

Una grande soddisfazione per la sua insegnante la quale, seduta in prima fila, gode le sue legittime soddisfazioni. La ritroveremo all’Università di Roma “La Sapienza” la mattina del 25 novembre con l’orchestra giovanile Winkelmann, nel concerto organizzato anche con l’UNICEF.

Basta con le chiacchiere: “cannonau e casu” ci aspettano di là.

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