
di SIMONE MUSCAS
Far di necessità virtù
per raggiungere i propri obiettivi: potrebbe essere questo il motto di vita di
Stefano Zaccheddu, noto Zac, che da poco meno di un anno ha aperto una barberia
nel paese.
È il 2013 quando decide di imbarcarsi con un biglietto aereo di sola andata
verso Londra.
Come tanti giovani, il suo scopo è quello di costruirsi nella capitale inglese
un proprio avvenire nel settore del taglio e delle acconciature di capelli,
arte che ha appreso dopo un percorso di studi e di apprendistato iniziato nel
2007.
È nel quartiere di Walthamstow che inizia a lavorare come “barbiere” attività che, come lui stesso tiene a sottolineare, non è da confondersi con quella di “parrucchiere”.
«Si tratta di un’arte
che qui da noi si è un po’ persa», spiega Stefano, «il barbiere infatti,
fra le cose, ha un’attenzione maggiore per la cura dei dettagli e per la
valorizzazione della persona. La tecnica inglese è inoltre un po’ diversa dalla
nostra: io, in particolare, mi occupo delle sfumature e prediligo i tagli
classici».
Due anni fa, complice la salute precaria del padre, Stefano decide di rientrare
a Lunamatrona con l’idea di aprire un salone da barbiere tutto suo.
«Non avevo grosse disponibilità economiche per iniziare», ricorda Stefano, «cosicché mi rivolsi a una banca per avere un prestito che non mi venne concesso perché, mi spiegarono, non avevo i requisiti per riceverlo. Non fu un periodo semplice: qualcuno addirittura mi fece notare che rientrare in Sardegna, visti i tempi, fosse stata una scelta azzardata. Tuttavia non mi persi d’animo: nel giro di un anno, fra un lavoro saltuario e un altro, riuscì a mettere da parte qualche soldo, quindi recuperare del materiale di scarto da qualche amico e parente che utilizzai per arredare il mio salone che, intanto, sarebbe sorto in una parte della casa dei miei genitori. In quasi un anno, praticamente a costo zero e interamente con del materiale riciclato, sono riuscito ad aprire la mia barberia».
E se è risaputo che da
cosa nasce cosa, a traguardo raggiunto anche nella testa di Stefano si sono
messe in moto nuove idee, figlie di quel suo forte desiderio di affermarsi e
distinguersi nella propria professione.
«Io e la mia compagna Michela, una fashion design», continua a raccontare Zac,
«abbiamo messo su anche una piccola impresa commerciale web denominata
“Sartor” che si occupa di realizzare e mettere in vendita prodotti artigianali
per saloni di barberia e parrucchieri, ma non solo, quali: grembiuli, accessori
e gadget di vario tipo fatti in pelle».
Fra le idee “british” vi è in progetto quella di sperimentare l’apertura dell’attività in orari post cena accompagnata da serate musicali nella zona antistante al locale e un’altra di dar la possibilità ad artisti di vario genere di esporre qualche loro opera nel salone: «Si tratterebbe di un modo nuovo per integrare l’arte del territorio utilizzando una piccola attività economica: l’entusiasmo e la voglia di crescere certo non ci manca», conclude Stefano, «vediamo se nel tempo saremo bravi a realizzare ciò che desideriamo. Al di là delle cose positive che sto vivendo, mi rimane però un unico rammarico che è quello di non aver potuto mostrare a mio padre quanto ho realizzato perché, purtroppo, ci ha lasciati prima dell’apertura della barberia. Durante la sua malattia gli mostravo di continuo le fotografie su come procedevano i lavori per l’allestimento del salone. Il mio entusiasmo era anche il suo. Se sono tornato in Sardegna è anche per lui ed è per questo che mi piace pensare che, fra le tante cose, c’è anche qualcosa di mio papà in ogni piccolo nuovo traguardo che raggiungo».