di SALVATORE LAMPREU
Nel mondo di Bea i bambini giocano liberi e felici insieme ai loro cavallini di pezza, con cui galoppano fino allo sfinimento. Quando vanno a dormire non hanno paura del buio perché dal bagliore soffuso di una lampada ricamata e messa controluce, sbucano fuori pinocchio, la fata turchina e altre creature fantastiche.
Ma chi è Bea e dove vive? Adesso vi dico tutto! Andiamo a Sedilo, grazioso paese affacciato sul lago Omodeo, nel cuore della Sardegna e molto conosciuto per la sua tradizione equestre. Lungo una strada che sbocca sulla piazza principale, Partz’e S’ena, proprio davanti a un giardinetto d’erba fresca dove giocano i bambini, Bea – all’anagrafe Beatrice Pau – ha allestito ormai da un po’ di tempo, un simpatico laboratorio creativo. Nel suo Atelier, ospitato dove una volta c’era la storica macelleria di Mario Salaris alias Marieddu Daziu (i cognomi da queste parti lasciano volentieri il passo ai soprannomi), si respira un’atmosfera particolare. Da quando Bea ha deciso di riempire quello spazio, ormai spoglio e vuoto da tanti anni, con cavallini colorati e pomposi bottoni di stoffa, ha preso il via un incessante andirivieni di persone sempre più interessate alle sue produzioni.
Appena si entra nel piccolo laboratorio, l’impressione immediata è che, proprio in quell’istante, qualcosa di incredibilmente magico stia avvenendo. Quando nell’officina del mago ha luogo il processo creativo, infatti, nell’aria si sprigiona sempre un’ invisibile energia che tiene salde tutte le cose, animandole e scuotendole al medesimo tempo. E così quella pila di velluti verdi e rossi, alternati da strati di broccati blu e oro, eretta in equilibrio precario – vicino una cesta impagliata da cui spiovono gomitoli di lana dalle mille cromie – pare quasi protendersi, con movenze sinuose, verso la luce proveniente dalle grandi lampadine che si calano dal soffitto e che conferiscono all’ambiente lo spirito pratico di una factory. Al mio arrivo in Studio, Bea è al lavoro, seduta davanti a un lunghissimo tavolo in legno inondato di pezzi di tela colorata, aghi di qualunque dimensione, perline bianche, nere e rosse e barattoli stracolmi di bottoni. Alle sue spalle un grande specchio anticato che poggia sopra un antico mobile straripante di ritagli di tende e di vecchi vestiti.
Mi sembra tutto bellissimo e in quell’apparente disordine sento che ogni cosa è incredibilmente al suo posto!
Le parole chiave di Bea sono riciclo,tradizione e fantasia, secondo una visione poliedrica discendente da una mescolanza di elementi che nascono dall’incontro tra know how differenti. Formatasi all’I.S.I.A. di Faenza, con specializzazione nella lavorazione della ceramica, Bea ha ricoperto, per diversi anni, ruoli di responsabilità in alcune aziende italiane leader nella lavorazione dei tessuti, per cui ha realizzato ricami e decori destinati a conosciutissime maisons del fashion. È proprio da lì che nasce il suo interesse per le stoffe, che la porterà a sperimentarsi nel campo delle tele, seguendo una personale reinterpretazione del ricamo e della decorazione, dando vita a manufatti unici e inconfondibili.
Le sue creazioni di punta, i monili ricamati a mano, i cavallini di stoffa e i pannelli decorativi, trasmettono, secondo una decisa visione contemporanea, un senso forte di sardità lontano dagli stereotipi e molto vicino ai ricordi del passato, a un vissuto reale, a un’infanzia trascorsa a giocare per le strade.
Bea ritaglia e cuce tutto a mano, con un’attenzione maniacale ai dettagli. Nulla è lasciato all’improvvisazione, nemmeno ciò che sembra casuale. Aveva ragione Platone quando diceva che i sensi ingannano! Per Bea la perfezione non è un optional e occorre rintracciarla nei segni del contrasto e dell’imperfezione. Se sembra imperfetto vuol dire che è perfetto!
Lei vuole che chi osserva i suoi assembramenti di stoffe arrivi a pensare che le stesse siano state scelte in maniera random, come pescate dal cilindro del mago, quando in realtà, la selezione degli abbinamenti contrastanti – rivela – richiede tantissimo tempo. E poi le cuciture, quelle devono essere ben visibili grazie alla tecnica dell’impuntura che permette di lasciarle in evidenza. Allo stesso modo i bordi delle tele tagliate devono rimanere sfilacciati per rendere quella sensazione di non finito, di incompiuto.
Tra un punto e l’altro Bea mi racconta come è nata la storia dei bottoni.«L’intuizione mi è venuta di notte, come tutte le buone intuizioni! La notte è sempre una buona consigliera. Una mia amica, essendo rientrata da Orgosolo con una bella giacca di velluto nero, mi chiese se potevo fare qualcosa di particolare per abbellirla ulteriormente. Non avevo idea di come procedere! Poi mi è saltato in mente di giocare con le stoffe e, grazie all’imbottitura di cotone rimacinato, ho creato quello che sembrava un bottone, così quasi per scherzo». Da lì in poi quel prototipo, col tempo, si è trasformato ed è cresciuto fino a diventare un ciondolo.
E i cavallini? «Il primo l’ho fatto per mia figlia. Mi sono ritrovata all’improvviso davanti a una caterva di stoffe che tenevo conservate ed è lì che, pensando ai cavallini di canna della tradizione sarda che i bambini usano per giocare, mi sono messa a modellare un po’ ed è venuta fuori una testa di pezza. Mi è piaciuta e così sono nati i miei cavallini».
Oggi sia i ciondoli che i cavallini di Bea sono imitatissimi ma riprodurli uguali è pressoché impossibile.
Quindi, perché preferire le sue creazioni a quelle di altri? Provo io dare alcune risposte.
Innanzitutto quelli di Bea possono essere considerati veri e propri lavori di nicchia, nonostante il prezzo accessibilissimo. Ogni cavallino, monile, bottone o ciondolo è unico, interamente fatto a mano, cucito e rifinito con cura, prestando la massima attenzione a mettere in risalto le imperfezioni. Le componenti in stoffa sono tutte ritagliate a mano, l’imbottitura non è in gomma piuma ma in cotone rimacinato e c’è una larga predominanza di tessuti grezzi, come l’orbace, e di ritagli di tappeti sardi.
Aggiungo che, per fare i suoi lavori, Bea impiega tutto il tempo che serve, mettendoci l’anima oltreché la vista. Proprio per questo si tratta di oggetti preziosi, piccoli tesori, belli da ricevere e da regalare.
Il mio viaggio nell’Atelier di Bea termina qui ma ho un mood positivo! Ho come la sensazione che incontrerò presto, in qualche boutique o nei migliori hotel della costa, i suoi cavallini, i cuori, i ciondoli e i pannelli che lei realizza con tanta passione. Glielo auguro di cuore perché se lo merita!