
ph: Monteleone Roccadoria
di Gianmario Marica
E’ pur vero che molte cose mancano in Sardegna, il lavoro manca da sempre come da sempre non manca l’abulia e il parassitismo, che sono, come scriveva qualcuno , vigliaccheria e non vita.
La Sardegna, in questo caso, vive di storia d’indifferenza da tempo e la politica parte da noi stessi, ad eccezione di un piccolo borgo avviluppato da tornanti, Monteleone Roccadoria con una un’amministrazione comunale realista e non meno disperata delle altre tra il Marghine e il Meilogu! Il dito non sempre è puntato contro lo Stato patrigno! Sappiamo che generalmente l’elettorato attivo crea con quello passivo una situazione mercantile di relazioni fino a mordersi la propria coda, prendersela con l’amministratore di turno è anche lo specchio della realtà. A ogni padre in fondo i figli che si merita e ad ognuno il padre che si merita!
Sono d’accordo con il titolo di un articolo sulla Nuova Sardegna “La fuga si ferma veramente con l’amore” (come scrive Andrea Massidda). Come pluriennale esperienza in una associazione di volontariato non distante dallo stesso monte di Minerva ho potuto constatare che i nativi in Sardegna spesso non conoscono il proprio territorio e quando lo conoscono non fanno nulla per salvaguardarlo. La Sardegna non può rispondere a tutte le domande fatte da se stessa ed è più facile compilare anche le domande di finanziamento! Il recupero delle tradizioni e la valorizzazione delle bellezze storiche e naturali è compito dei sardi stessi. Insomma il rischio d’estinzione del know-how locale ( mi sia permesso eccezionalmente l’uso dell’inglese) non è solo colpa della globalizzazione che ci ha anche tolto il macigno dell’insularità in parte.
Sembriamo invece abitanti dei fiordi e non ci ricordiamo dei 178 km tra Capo Teulada a Cap Serrat . Parliamo sempre di assimilazione di una passione ( amore appunto) e la gestione delle paure ( la minaccia dell’amore.. di quale amore?). Si può creare benessere e/o lavoro con la passione? Certamente ! In fondo anche la cultura necessita di un substrato sul quale attecchire (innesto), ma il mare delle alterità sembra far paura più del mare vero. In questi giorni sento parlare di migrazione sostitutiva ed è il termine che mi mancava. Un mare che continua a bagnare relativamente pochi di noi. Il paradosso che questa sete di identità di noi insulani parallelamente viene uccisa da noi stessi con l’abbandono delle terre, dei mestieri, dell’artigianato e delle tradizioni in generale ( non amore) come sopra detto.
La paura dello straniero quindi non regge in quanto siamo noi gli artefici della distruzione di tradizioni e che sono la vera attrazione turistica. Le overdosi di cortes apertas e altre cose nella varianti estive di carnevali, feste della birra si allontanano dal gusto turistico. In fondo i vari Oktoberfest che da metà settembre spuntano in tutta Italia e la Sardegna non emozioniamo con il nostro triste primato di assettati di altro. Se non è stinco di maiale è maialetto al mirto e comunque la bionda in vetro fa girare la testa ai giovanissimi sardi ancora odoranti di latte materno già prossimi alla iniziazione alla “maggiore età” con il primo cinghiale da abbattere ( passione) . Con questa “ alta pedagogia anglosassone” e con i litri pro-capite all’anno abbiamo superato il giovane di Norimberga di gran lunga.
L’assimilazione delle novitá può creare un benessere culturale e sociale differente. Quelli che aspettano gli sbarchi con ansia sono quelli che prenderanno soldi a palate per gli alloggi e solo per questo la migrazione è ben vista. La passione manca giá prima di ogni sbarco! Quale minaccia può rappresentare un gruppo di africani già impressi sulla nostra bandiera e forse utili per i ripopolamento dei villaggi della Sardegna. La diaspora per guerra e lavoro è il terremoto che ci riguarda un pò tutti ma per molti è meglio non pensare ai punti comuni. Chi non ha nella propria famiglia almeno un parente emigrato o immigrato ? Chi non ha voluto sapere è anche chi non ha voluto incuriosirsi alla vita e allo studio (passione) ed è più portato a chiedere aiuto. La povertá culturale è povertá globale! Chi sta distruggendo la Sardegna non è una gruppo di africani “sostitutivi” Il piagnisteo iniziato all’asilo e mai terminato è sempre di chi non ha voluto, di chi non sapeva. L’indifferente! Sembra scritta oggi “Odio gli indifferenti” di Antonio Gramsci ! Sono comunista per questo? Forse la smetteremo di lamentarci dello spopolamento fisico dei paesi della Sardegna. Le tradizioni le stiamo minacciando noi stessi, ma è anche vero che quello che non siamo vale di piú di quello che siamo!
Lo spopolamento può essere risolto logicamente solo con un ripopolamento anche di idee passioni e istruzione e orientamento ! Le invidie calcificate con un melange di paure e poca sete culturale portano a fare a tutti i giovanotti senza speranza domanda nell’esercito ( passione?) Questo forte amor patriae cozza con la passione che manca. La mancanza di lavoro si può risolverla con l’arruolamento per riempire le caserme d’oltretirreno.
Abbiamo risolto qualcosa nel lungo termini!
Roccia e Leone avanti così !
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