Andata senza ritorno, perché rientrare in Sardegna in troppi casi significa ritrovarsi al punto di partenza. E allora chi fa il master spesso rinuncia al back, cioè a mettere il suo patrimonio di conoscenze a disposizione del mercato del lavoro isolano. Di fatto, il progetto resta monco perché perde la sua finalità: formare i giovani ed evitare la fuga di cervelli all’estero. I numeri parlano chiaro: neanche il 50 per cento dei partecipanti oggi lavora nell’isola. Significa che il master & back si è fermato a metà strada, lasciandosi dietro quasi 200 milioni di fondi pubblici e molti insoddisfatti. Un semi fallimento certificato qualche mese fa anche dalla Corte dei Conti: i giudici affermarono che il progetto aveva ottenuto il risultato inverso, perché invece di trattenere i giovani li spingeva a fare le valigie. Il motivo: chi rientrava in Sardegna super formato non trovava nessuno disposto ad aprire loro le porte. Il fragile e poco dinamico tessuto economico dell’isola – disse la Corte – non era in grado di accogliere i giovani carichi di competenze e aspettative. Una mazzata per la Regione che però nel frattempo aveva già messo in cantiere il piano B: il nuovo master & back si chiama entrepreneurship & back, un nome complicato ma si spera un cammino più fortunato.
Il master & back è nato nel 2006. L’idea era quella di offrire ai giovani laureati sardi un percorso formativo all’estero o in altre realtà della Penisola per poi mettere a frutto in Sardegna le competenze acquisite. Un biglietto di andata e ritorno, dal costo massimo di 50mila euro, per preparare i giovani sardi e aiutarli a costruirsi un futuro nell’isola. Il master & back nacque per volontà della giunta regionale di centrosinistra guidata da Renato Soru e un ruolo determinante lo ebbe l’attuale governatore Francesco Pigliaru, al tempo assessore alla Programmazione. Il master & back è andato avanti sino al 2013: a cogliere la possibilità sono stati 3948 studenti, quasi il 60 per cento donne. Anche la giunta Cappellacci (2009-2014) ha creduto nell’idea e il progetto è stato rifinanziato. Poi lo stop, perché nel frattempo si è capito che le cose non andavano come ci si era augurati all’inizio.
I partecipanti si dividono in tre categorie. Ci sono quelli che ringraziano perché comunque attraverso il master sono riusciti a trovare un lavoro, quelli malinconici perché la realizzazione professionale si è compiuta lontanissimo da casa, spesso dall’altra parte del globo, e quelli che invece hanno fatto come i gamberi e sono tornati al punto di partenza: super preparati ma ancora disoccupati.
La critica è comune: nel progetto è mancata la connessione tra il master e il back, cioé si è prestata molta attenzione alla parte formativa e pochissima al percorso di rientro. A un ventaglio amplissimo di proposte – con borse di studio di ogni genere in tutta l’Europa – corrispondeva un’offerta limitatissima in Sardegna. Perché, se l’obiettivo era quello di evitare la fuga di cervelli, non limitare l’offerta agli ambiti nei quali l’isola poteva offrire prospettive concrete? Ecco perché tanti sono rimasti all’estero oppure sono ripartiti dopo avere tentato inutilmente di realizzarsi nell’isola.
Da domani è possibile presentare le domande per l’ultima fase del back, aperta a chi ha fatto il master. A disposizione ci sono 3 milioni di euro, con il tetto massimo di 50mila euro per ciascun progetto. Sono 7 invece i milioni di euro dell’entrepreneurship &back: il progetto ha le stesse finalità, la novità consiste nel sostegno diverso che sarà garantito ai partecipanti per mettere a frutto la propria idea d’impresa.
Ma questa volta la permanenza in Sardegna sembra acquisire un ruolo di primo piano. Resta immutata la possibilità di viaggiare, con periodi più o meno lunghi all’estero, a contatto con realtà vivaci dal punto di vista imprenditoriale. Poi, nella seconda fase, quella del back – i ragazzi avranno la possibilità di inserirsi nel contesto produttivo della Sardegna “ valorizzando l’esperienza acquisita, con il sostegno economico e l’accompagnamento per la realizzazione della propria idea”. Nessuno, assicura l’Aspal, l’agenzia del lavoro che segue il progetto, questa volta sarà lasciato da solo.