di Elisa Sodde
Forti venti caldo-umidi di origine sciroccale andandosi a scontrare con le correnti fredde provenienti dalla Scandinavia hanno dato luogo ad un grande vortice di bassa pressione (giornalisticamente definito “Ciclone Cleopatra”) che oggi sta iniziando ad interessare anche il resto d’Italia, in particolare il centro sud, ma da ieri si è violentemente abbattuto sulla Sardegna rilasciando tutta la sua incredibile energia distruttiva. Raffiche di vento tra i 100/150 Km/h, un’inaudita cascata piovuta dal cielo sui territori del centro e del nord-est dell’Isola.
Tutto è avvenuto nel volgere di poche ore. In particolare fra le 17 e le 19 della giornata di ieri 18 novembre. Le violentissime ed eccezionali precipitazioni, favorite dal notevole abbassamento della pressione atmosferica, si sono abbattute sulla Sardegna lasciando al loro passaggio un tragico bilancio di estrema distruzione e disperazione: 16 morti (di cui 4 bimbi) ed 1 disperso; oltre agli ingenti danni a persone e cose, abitazioni, aziende, strutture pubbliche e private, viabilità su tutto territorio interessato. Il nubifragio ha poi provocato numerose e repentine esondazioni (cc.dd. “flash flood”) in particolare dei bacini idrografici del Fumendosa, Flumini Mannu, Riu Posada e Cedrino, portando al crollo di ponti, dighe, strade e facendo venir meno collegamenti elettrici e telefonici, esasperando così una situazione di già grande emergenza e compromettendo le operazioni di soccorso.
Le zone più colpite sono state in primo luogo quella di Olbia che ha avuto il numero più alto di vittime (13), poi Torpè, Onanì, Lula, Orgosolo, Bitti, Oliena, Dorgali, Escalaplano, Villa Grande Strisaili, Terralba, Uras, Villacidro, Macomer, San Gavino Monreale. Il settore centro orientale dell’Isola è stato, dunque, quello maggiormente interessato da questo fenomeno di straordinarie ed intense precipitazioni che hanno toccato punte di 467 ml ad Orgosolo; 287 ml ad Onanì; 200 ml a Lula. Sono ancora in corso le operazioni di soccorso: 36 unità operative, giunte anche dalla Toscana, circa 600 uomini fra protezione civile, vigili del fuoco, forze dell’ordine, ecc, ecc, oltre a numerosi coraggiosi volontari che hanno lavorato tutta la notte e si apprestano a dare ancora il loro grande supporto agli sfollati (2700 solo nel comune di Olbia, ospitati in strutture pubbliche e private messe a disposizione; 500 a Torpè ed altri che hanno trovato rifugio presso parenti ed amici). Si registrano ancora grosse criticità lungo la rete stradale, in particolare le statali 129 e 131, tra Olbia e Chilivani e tra Macomer e San Gavino; gravi disservizi per le 10.500 utenze disalimentate, la telefonia mobile che non riesce ad assicurare sempre i necessari collegamenti, la difficoltà negli approvvigionamenti alimentari e non solo.
Si apprende dai telegiornali e dall’informativa presentata oggi in Parlamento dal Ministro Orlando che, a partire dal pomeriggio di domenica scorsa, erano stati diramati degli avvisi per l’allerta meteo da parte delle strutture regionali della protezione civile: <<per rischi di forti precipitazioni con criticità al massimo livello di rischio idrogeologico, anche con la possibilità di perdita di vite umane>>. Mentre, dalle interviste rilasciate dalle popolazioni colpite, sembrerebbe evincersi che ci sia stato, oltre all’assoluta imprevedibilità della reale entità di una simile calamità naturale, qualche problema di comunicazione o di corretta interpretazione di tali avvisi alla/dalla cittadinanza, trovatasi impreparata, in alcuni casi, per non aver ricevuto tali avvisi, in altri, avendo, forse sottovalutato i reali e concreti rischi. Infatti, alcune persone – perlomeno quelle che hanno trovato la morte negli scantinati o all’interno delle loro auto – potevano esser salvate se fosse stata diramata più capillarmente l’allerta e più efficacemente spiegato il serio rischio della possibilità di perdita di vite umane connesso alle inondazioni. Quindi fornire alla cittadinanza informazioni sui comportamenti da non tenere assolutamente nelle successive 24/30 ore dalla diramazione dell’allerta: ad es. non soggiornare nei locali seminterrati; evitare assolutamente di mettersi in auto (in tali casi, si trasformano in trappole mortali!), di transitare nei sottopassi o in prossimità di particolari infrastrutture individuate perché soggette a rischio di crollo o compromissione; approntare a monte il monitoraggio delle strutture reputate a rischio, dei bacini, dei collegamenti elettrici; allertare un maggior numero di squadre di primo soccorso, ecc, ecc.
Insomma, senza voler “sparare sulla Croce Rossa”, o voler sollevare le polemiche sulle responsabilità prima ancora che il peggio sia passato, tutte le persone siano state soccorse e messe in salvo, la situazione si sia in qualche modo minimamente ristabilita, non ci si può mai dimenticare della maggiore friabilità di alcuni territori sardi, sia a causa della costante e sistematica distruzione estiva, ad opera di spregiudicati ed interessati piromani, dell’habitat naturale della Sardegna (gli alberi più grandi, col loro sviluppato apparato radicale fungono, infatti, da dighe naturali, andando a drenare l’eccesso di acqua e trattenendo il terreno); sia a causa della selvaggia cementificazione negli alvei dei fiumi o in zone paludose. Conoscendo però queste criticità della Sardegna, ci si chiede come mai a livello regionale non si sia ancora pensato alla predisposizione di un piano di emergenza, soprattutto di prevenzione e di messa in sicurezza di determinate aree del paese, infrastrutture, bacini idrici e così via. Ricordiamo gli altri due recenti fenomeni alluvionali con gravi danni nell’Isola: nel 2004 a Oliena (NU) e nel 2008 a Capoterra (CA). Negli ultimi dieci anni, infatti, in Sardegna il livello di inondazioni ha avuto un incremento del 50% rispetto alla media nazionale, questo dato dovrà pur far riflettere e portare non solo a delle serie autocritiche ma anche all’immediato studio ed approntamento delle improcrastinabili misure per prevenire simili catastrofi con costi altissimi sopratutto in termini di vite umane.
Nella giornata di oggi è stata convocata una riunione straordinaria del Consiglio dei Ministri che ha emanato la dichiarazione dello Stato di Calamità (di cui all’art. 5 della Legge n. 225/1999), varando subito uno stanziamento di 10 Ml di euro per i primissimi interventi sul territorio sardo colpito; a questi si vanno poi ad aggiungere 5 Ml stanziati dalla Regione Sardegna, 1 Ml dalla Conferenza Episcopale e si attendono anche aiuti dalla Comunità Europea che si è detta pronta a valutare qualunque richiesta provenga dall’Italia per aiutare la regione colpita. Inoltre, fortunatamente, è partita anche la macchina della solidarietà promossa dal Corriere della Sera e dal TG de La7 che ha predisposto la possibilità di una sottoscrizione pubblica tramite il seguente conto corrente bancario: IBAN IT 34 D 03069 09400000000 111105 intestato a “UN AIUTO SUBITO. UN CONTRIBUTO PER LA SARDEGNA”, per chi volesse appunto versare un contributo per aiutare le popolazioni della Sardegna colpite da questo straordinario disastro idrogeologico che speriamo vivamente non debba registrare ulteriori colpi di coda, nonostante le non rosee previsioni meteo per le prossime 12/18 ore per le zone che già si trovano in situazioni piuttosto critiche.
Por nuestros hermanos de Cerdeña, oremos. Nosotros ya lo hemos padecido en este año y sabemos lo que significa. Desde lejos pero siempre muy cercanos….
morire di fuoco in estate e di acqua in inverno.
La nostra solidarietà
Sono sempre pochi, però … la cifra stanziata dal Governo è pari a 20 ML di euro (non 10 ML come da mio errore di battitura).