
suggestiva immagine del Palio di Siena
di Diego Satta
Si può dire che la Toscana e la Sardegna siglarono il primo gemellaggio nel nome del cavallo, nel febbraio 1874, quando dal Regio Deposito Stalloni di Pisa vennero distaccati 14 stalloni, per andare a costituire la prima cellula del futuro Regio Deposito Stalloni di Ozieri. Questo ottenne l’autonomia appena due anni dopo iniziando così quella meritoria opera del miglioramento del cavallo sardo, proseguita fin dai primi anni ‘50 dall’Istituto regionale per l’incremento ippico di Ozieri. Più recentemente, già negli anni ’50 i cavalli anglo arabo sardi, ormai migliorati geneticamente e competitivi, erano protagonisti del Palio di Siena per la cui “carriera” gli appassionati responsabili delle contrade erano perennemente alla ricerca del famoso “barbero” cioè il cavallo ideale da palio. Barbero, contrazione del termine “berbero”, cioè cavallo di origine nord africana che, storicamente, fu il protagonista di questa antichissima corsa che si disputa due volte l’anno a Siena, nella piazza del Campo. Non a caso il custode del cavallo assegnato alla contrada per la corsa, viene chiamato “barbaresco”. Ma anche in Sardegna si conservava il ricordo del cavallo “berbero”, il cavallo del deserto, ideale per la sua taglia ridotta, resistente e veloce nella corsa. Infatti esso era il protagonista delle corse “a palio” che si svolgevano in ogni paese in occasione delle principali feste religiose. “Si faranno le corse per i cavalli berberi, una per i polledri e l’altra per i cavalli grandi” annotava ogni anno il segretario del Comitato per i festeggiamenti in onore di san Giacomo, nell’apposito registro che si teneva nel villaggio di Ittireddu fin dai primi del novecento. Dunque i cavalli sardi sono stati da sempre protagonisti del palio di Siena e vi hanno lasciato spessissimo i loro nomi iscritti nell’Albo d’oro della corsa. Cavalli mitici come Panezio (8 vittorie), Benito (5 vittorie), Uberta (5 vittorie), Urbino de Ozieri e Rimini (3 vittorie), vincitori a ripetizione poi esclusi per manifesta superiorità, ma anche altri vincitori come Galleggiante, Votta Votta, Uberto, Uana Lechereo, Mirabella, Alesandra, sono rimasti nella memoria dei contradaioli come veri e propri miti. In epoche più recenti si sono fatti apprezzare Berio e Già del Menhir vincitori di tre edizioni. Da qualche anno il protocollo che salvaguarda l’incolumità dei cavalli nel palio, esige che si facciano correre soltanto cavalli del tipo anglo arabo, possibilmente a fondo arabo, di modello raccolto, robusti e veloci che in gran numero si reclutano in Sardegna. Ricordo che negli anni ’70 e ’80, il giorno del Derby e del Gran Premio di Chilivani, l’ippodromo era tutto un pullulare di senesi che venivano per vedere all’opera i migliori cavalli della stagione per poi trattarne l’acquisto nella prospettiva del Palio. Allora i risultati delle corse non venivano pubblicati, per cui le contrade si rivolgevano per tempo alla Segreteria delle corse per conoscere quali erano i cavalli che avevano ottenuto il maggior numero di vittorie e piazzamenti. Poi, con l’avvento delle corse ufficiali e di Internet, tutto è diventato più facile e comunque, a fine stagione i senesi arrivano ancora a cercare di portare a casa i soggetti più promettenti. Si spiegano così le vittorie a raffica dei cavalli sardi nel palio di Siena, a decine, forse centinaia ormai, come anche quest’anno che ha visto Già del Menhir trionfare a luglio e Istriceddu ad Agosto. Questi contatti hanno consolidato nel tempo dei rapporti di amicizia fra i contradaioli e gli allevatori sardi che, spesso, sono invitati d’onore al Palio e alle grandiose feste di contrada, dopo la vittoria. Ma non solo i cavalli si fanno onore a Siena, anche i fantini sardi sono rinomati e riveriti come eroi di Piazza del Campo. Il più noto è Aceto (al secolo Andrea Degortes) detiene il record di vittorie (14) l’ultima nel 1992 con Galleggiante che si auto-definisce, ancora oggi, “il re del palio”. Ma anche Cianchino (Salvatore Ladu, 8 vittorie), Il Pesse (Giuseppe Pes), Moretto (Antonello Casula) , Massimino (Massimo Coghe), Tittia ( Giovanni Atzeni) vincitore quest’anno, sino a Silvano Mulas, fantino vincitore del Derby italiano 2008, per il quale è un punto d’orgoglio, far di tutto per partecipare al palio. Tanti i fantini sardi (l’elenco sarebbe troppo lungo) che hanno dimostrato abilità e coraggio in questa pericolosa e affascinante corsa, ottenendo tanti successi. Ognuno di loro potrebbe scrivere un libro sull’entusiasmante esperienza fra cavalli, retroscena e accordi sotterranei, mosse più o meno contrastate, vittorie svanite per una caduta … e le botte dei contradaioli delusi. Un’altra piazza molto battuta da cavalli e fantini sardi è quella di Grosseto, il cui ippodromo del Casalone si è notevolmente sviluppato proprio grazie ai cavalli nati e allevati in Sardegna. Negli anni ’80 infatti ebbe inizio in questo ippodromo la ribalta nazionale per questi cavalli che seppero mettersi in luce, non solo nelle corse ordinarie che si disputavano in ogni convegno, ma anche e soprattutto vincendo da subito il Derby e il Gran Premio italiano del mezzosangue che ebbe inizio nel 1982, purtroppo da qualche anno trasferito a Napoli. Dopo la diffusione dell’impiego dei cavalli anglo arabi sardi, all’ippodromo di Grosseto sono stati ampiamente utilizzati e valorizzati anche i puro sangue arabi allevati nell’isola. Essi hanno saputo battere le produzioni straniere che arrivavano soprattutto dalla Tunisia, affermando e consolidando la qualità degli arabi sardi. Ricordiamo Tahora, Venere, Uri III, Vento X, Vinci, Bonorvesu, Caligola, Coreano, Ambra by Rubis e tanti altri. Negli anni ’80 Franco Fadda, allenatore e fantino, una volta chiusa la stagione a Chilivani, si trasferiva all’ippodromo del Casalone con alcuni dei migliori soggetti per partecipare alle corse in Maremma. Con più che lusinghieri risultati in pista, accumulando nel contempo esperienze utili e formative per la sua attività a Chilivani, dove per tanti anni è stato il “top jockey”, da qualche anno sostituito in questo ruolo dal figlio Antonello. Anche ai nostri giorni, sempre a Grosseto, i fantini sardi si fanno valere e molto spesso vengono chiamati a montare i cavalli delle scuderie sarde. Fra questi sono molto quotati Antonello Fadda e Antonio Domenico Migheli che, oltre a montare prevalentemente a Chilivani, sono spesso chiamati anche a Roma, Pisa, Firenze ecc. Ma negli ippodromi toscani svolge prevalente attività anche un numeroso gruppo di altri fantini originari della Sardegna, che lavorano ormai in pianta stabile e si stanno affermando ai massimi livelli delle classifiche nazionali. Fra di essi sino ad un anno fa, si distingueva Palmerio Agus, purtroppo recentemente scomparso a soli 52 anni. Palmerio, approdato a Pisa dopo tante peripezie, vi aveva trovato la serenità e l’affetto di una famiglia che lo hanno aiutato a tornare ai massimi livelli, lui che agli esordi era stato salutato come l’erede del “mostro” Gian Franco Dettori titolare di quasi 4.000 vittorie e padre dello straordinario Lanfranco, uno dei migliori del mondo. Nino Murru, Antonio Polli, Alessandro Fiori, Sergio Mereu, Salvatore Sulas, Alberto Sanna, Mario e Gavino Sanna, G. Virdis, M. Manca, sono solo alcuni dei giovani fantini che lavorano negli ippodromi toscani e che si stanno facendo apprezzare a suon di vittorie. Vittorie nelle quali eccelle per numero l’emergente Nicola Pinna, sempre più quotato per le corse di vertice e detentore quest’anno di circa cento vittorie. Pupillo dell’allenatore grossetano Valfredo Valiani, Nicola è figlio d’arte essendo stato il padre Ivan fantino anche a Siena, dopo i primi esordi nelle pariglie col Giara Club di Oristano. A Pisa anche i titolari di scuderia sardi non disdegnano qualche puntatina vincente come ad esempio Luigino Fedeli di Osilo a segno con Rendez Vous
e Giuseppino Biccai di Sindia con Pedra Pompas nel giorno del prestigioso Premio Pisa. Gli stessi fantini montano regolarmente da protagonisti anche all’ippodromo delle Cascine a Firenze e i tanti appassionati che seguono le corse possono testimoniare come siano spesso vincenti o piazzati. E proprio a Firenze qualche anno fa avvenne la consegna di una cavallina della giara di nome Urania, gentile omaggio offerto dall’Istituto Incremento Ippico della Sardegna al famoso fantino di origine sarda Frankie Dettori. Era il 25 aprile 2001 e Frankie, che era stato ingaggiato per l’antica corsa Gran Premio dell’Arno, festeggiò anche il padre Gian Franco che quel giorno compiva sessant’anni. Con l’ippodromo Caprilli di Livorno invece, l’ippodromo di Chilivani ha realizzato qualche anno fa, un progetto di scambio interfrontaliero con la Corsica. Si chiamava “Interreg Ippodromi del mare” e consentì una serie di incontri a carattere ippico-culturale per conoscere le diverse realtà delle corse al galoppo in Corsica, Sardegna e Toscana. Negli ultimi anni la Sardegna ha sfornato alcune decine di nuovi giovani fantini grazie ai corsi di formazione che organizza la Società Alfea di Pisa, titolare dell’ippodromo di San Rossore. Fra gli allievi di questi corsi i giovani sardi sono sempre i più numerosi e i più talentuosi. L’ambiente toscano, la giovialità della gente e la grande passione per il cavallo, fanno si che questi ragazzi trovino le condizioni ideali per entrare in un mondo delicato e complesso nel quale con la loro tenacia – da sardi testardi e determinati – si stanno inserendo e realizzando egregiamente. E dovunque gli ippici sardi in Toscana, siano essi allevatori, siano fantini o allenatori sanno farsi apprezzare come uomini di parola e per il loro impegno per mantenerla ad ogni costo. Dunque più che mai la Sardegna si fa conoscere come “Terra di cavalli … e di fantini”.