METTERE LE ALI AI SOGNI: ALBERTO FRONGIA DA PORTO TORRES ALL’IRLANDA CON IL SUO ‘HEAVENLY CAFE’’

Anastasija e Alberto

«Il legame con l’isola è sempre forte, la nostalgia c’è sempre, non solo fisica, ma spirituale, come si dice in portoghese “saudade”. Questo legame mi ha portato a scegliere appunto un’altra isola come l’Irlanda. Ritrovo spesso qui la mia Sardegna: in qualche scorcio, nel carattere della gente, accogliente e a tratti sbrigativo, che assomiglia al nostro modo di sviluppare i rapporti umani. Tornare? Chissà, mai dire mai!»

Il 41enne Alberto Frongia, di Porto Torres, ora sta vivendo con sua compagna Anastasija il suo sogno: i due nel 2022 hanno infatti rilevato un piccolo cafè nella cittadina di Enniscorthy, in Irlanda, e – dopo i progetti, il piano aziendale per un sostegno welfare e i lavori di ristrutturazione – nel 2023 hanno finalmente aperto al pubblico le porte dell’Heavenly Cafè.

Il locale riflette il loro spirito: «Un planisfero occupa gran parte di una parete: questo comunica che siamo aperti al mondo.»

Ma non solo: questa apertura è data anche dal menu. «Il locale offre una miscela di prodotti: irlandesi per la colazione, italiani per il pranzo tra cui la focaccia fatta in casa. Come snack? Proponiamo anche la pizzetta di sfoglia campidanese. I dolci testimoniano le influenze culinarie che hanno plasmato il nostro viaggio. Proponiamo anche la pasta di mandorle sarda autoprodotta, molto apprezzata dai celiaci e intolleranti al lattosio, ma anche la torta di ricotta sarda, la mille foglie molto popolare nei paesi dell’est come la Lituania. Tutto questo ci ha fatto ricevere lodi e sorrisi.»

Una cucina internazionale, così come internazionale è stata l’avventura di Frongia che da Porto Torres ha vissuto in diverse parti del mondo. Sì, perché ora è stabilito in Irlanda con la sua compagna – tra grandi sogni e grandi sacrifici – ma nel suo passato la valigia è stata forse una costante.

È nell’anno dopo il diploma all’Istituto Alberghiero di Sassari che – dopo alcune esperienze nel mondo della ristorazione – prende vita un’idea: la partenza viene presto contemplata dal giovane Alberto.

«Nel 2003, cercando un lavoro per l’inverno, mi capita un’opportunità in Valtellina, a Livigno. Trascorro lì due anni, estate e inverno. Bellissima esperienza, importante gavetta, ma stare in montagna mi ricorda che vengo dal mare. È ora di cambiare. Gli intervalli tra una stagione e l’altra, oltre a permettermi di trascorrere del tempo a casa, mi permettono di viaggiare in giro per l’Europa, finché non mi accarezza l’idea di provare un’esperienza lavorativa e di vita all’estero. Nel 2005, destinazione Irlanda, Dublino, trovo lavoro in un ristorante italiano all’interno di un hotel che appartiene a un’importante catena alberghiera, il Radisson Hotel. Poi scatta l’idea di vivere un’esperienza lontano dall’Europa, questa volta in un’isola molto più grande: l’Australia. Nel 2009, parto con due amici, con il visto di un anno.»

Insomma, un cittadino del mondo, sempre pronto a nuove esperienze. «Nei miei viaggi il sentimento è sempre stato quello di “partire per ritornare”, di “partire per la curiosità di conoscere e capire il resto del mondo”. Dopo l’Australia bastava così. Nel 2010 ritorno in Sardegna e riprendo i contatti per lavorare come stagionale. I mesi invernali mi portano ancora una volta fuori dall’isola, questa volta in Valle d’Aosta. Ad un certo punto, la mancanza di stabilità, che prima vivevo come opportunità, diventa disagio. Dopo quattro anni, nei quali ho perso anche la mamma, decido di ripartire.»

Rivaluta l’Irlanda, che gli ha lasciato un ottimo ricordo, e decide di ritornare lì. «Conosco quella che è diventata la mia compagna: Anastasija, lituana.»

La ragazza in quel periodo lavora come artista di strada e lavora in un negozio di telefonia e informatica. Frongia invece lavora a Dublino tra ristoranti e hotel. A un certo punto, per avere più tempo libero, lavora in un cafè a colazione e pranzo. «Inizio ad elaborare l’idea che avrei potuto creare qualcosa di simile quando si fossero presentate le condizioni giuste. Ovviamente con Anastasija, che ha da sempre una buona predisposizione con le persone.»

Nel periodo della pandemia, Frongia conosce un’azienda italiana, la Sommelier Coach, che si occupa del mondo del vino, cibo, ospitalità e crescita personale: «Seguo così un percorso online di formazione, ma anche di vita, utile nel fissare gli obiettivi.»

Ed è in questo periodo che leggono un annuncio e l’Heavenly Cafè inizia a prendere forma, sebbene ancora solo nei loro pensieri. Poi, come abbiamo detto, dopo un periodo di burocrazia e ristrutturazioni, è nato. «Abbiamo voluto dare vita ad un locale dagli interni vibranti che riflettono il nostro spirito, con un planisfero che occupa gran parte di una parete e che comunica che siamo aperti al mondo. Ad un certo punto, mi sono sentito tutti i miei anni ed ero percepito anche così da chi mi stava intorno» racconta il 41enne. «Ora, con questo cambio, vengo percepito come un ragazzo molto più giovane, forse perché creare qualcosa aiuta a sentirsi sempre giovani, più ragazzi: questo porta sempre tante speranze e fantasia per trovare nuovi percorsi. È importante affiancarsi alle persone giuste: il cuore ti fa inseguire un sogno, la paura di fallire ti fa riflettere sulle opportunità, la testa ti fa fare le scelte giuste e, se alla fine non sono così giuste come si credeva, ci si va comunque vicini.»

E intanto il legame con l’Isola Alberto Frongia lo sente forte e chiaro. «Ritrovo la mia Sardegna: in qualche scorcio, nel carattere della gente, accogliente e a tratti sbrigativo, molto simile al nostro modo di sviluppare i rapporti umani. Non torno spesso. Prima della pandemia, tornavo due volte all’anno, poi solo una. Per via di questo progetto manco da più di due anni. Mi dispiace che in alcuni mesi non sia ben collegata con il resto dell’Italia e dell’Europa. A volte, ritornarci è stata un’odissea e i prezzi non sono sempre accessibili. Mi manca tanto condividere più tempo con la famiglia, con gli amici di sempre e rigenerare la mente e il cuore come quando si ritorna a casa» spiega e chiude con una frase bellissima: «Come si dice: “Con la mente viaggi dove vuoi, con il cuore si ritorna sempre a casa”.»

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4 commenti

  1. Alberto Frongia

    Visto il post in bacheca a sorpresa, grazie per la condivisione.

  2. Gigliola Carrus

    Mia nonna si chiamava frongia siccome non è molto comune in Sardegna mi piacerebbe sapere le origini grazie

  3. ALberto Frongia

    Gigliola Carrus le mie origini sono di Arbus, so che come cognome e’ molto diffuso a Samugheo.

  4. Gigliola Carrus

    Alberto Frongia anche mia nonna si chiamava Raffaella. Frongia sposata con Giuseppe litarru abitavano a tratalias, ma lei era di un paese che non ricordo ,ho un vago ricordo che aveva un fratello maresciallo

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