ALESSANDRA TODDE, LA VITTORIA ‘MUTILATA’: IN SARDEGNA VINCE IL “NON VOTO”, LA SCONFITTA DEL “TERZO POLO DI SORU. AUTONOMISTI ED INDIPENDENTISTI AL BIVIO. NUOVE PROSPETTIVE PER L’EMIGRAZIONE SARDA

Alessandra Todde

Su 1844 seggi, con una macchina elettorale regionale piuttosto a rilento, le elezioni regionali in Sardegna, tenutesi domenica 25 febbraio 2024, hanno sancito la vittoria di misura di Alessandra Todde. Ma è stata una vittoria “mutilata”. Perché ha vinto il non voto. Un sardo su due non è andato a votare. Nel 1948, senza i “social” e le tecnologie di oggi, nove italiani, e sardi, su dieci andavano a votare. Dato drammatico. Che fa riflettere. Non che i sardi non s’interessino alla politica. E’ che dalla politica sono delusi. Questo, comunque, nel rispetto del “trend” nazionale. Un non voto che va preso in considerazione dagli analisti. Perché, comunque, nonostante tutto, la Sardegna è un laboratorio. Soprattutto in questi tempi, in cui i dati politici si misurano al photo finish. 

Partiamo dai dati del voto. In Sardegna, domenica 25 febbraio 2024 ha votato il 52.4 % degli aventi diritto. Dato deludente, rispetto anche a quello delle regionali precedenti che avevano portato all’affermazione di Solinas (53.09%). All’interno di questo quadro emergono anche alcuni dati territoriali particolari: quelli di Cagliari, di Nuoro e del paese del Meilogu di Torralba. A Cagliari, città amministrata dal sindaco Truzzu, candidato presidente alla Regione, l’affluenza alle urne è stata superiore alla media regionale con il 55,32% degli aventi diritto. Lo spoglio, però, ha punito, il suo sindaco, candidato alla presidenza della regione. Nel capoluogo sardo la “forbice” a vantaggio della Todde è stata di quasi venti punti. Segno evidente di come il candidato di FdI sia stato “bocciato” sui cantieri aperti in città. Che, però, per certi versi, un buon amministratore avrebbe dovuto, prima o poi, aprire. In ogni caso, proprio i dati su Cagliari città mettono in risalto come ci troviamo davanti al risultato più basso di consenso per un sindaco. “Bocciato” in città, ma, sostanzialmente “premiato” sui territori. L’esatto opposto di quello capitato a Massimo Zedda, suo predecessore, cinque anni fa. Buoni, quindi, i dati di affluenza a Cagliari, buonissimi a Nuoro, con oltre il 60 % di affluenza. A Nuoro è nata ed ha radici Alessandra Todde. Nel collegio di Nuoro vive ed esercita la sua professione la “quarta incomoda” candidata presidente, Lucia Chessa di “Sardigna-R- esiste”. Vi è poi, il dato eccezionale di Torralba, piccolo comune del Mejlogu, nell’odierna Città metropolitana di Sassari: ha registrato il 75% dei votanti. Altro dato su cui riflettere riguarda il voto disgiunto, che in Sardegna, comunque, previsto dalla legge elettorale, c’ è stato. Ed è stato significativo. Nel campo della “Coalizione Sarda di centrodestra”, Truzzu presidente ha preso una percentuale di voti inferiore a quella della Coalizione che l’ha sostenuto.

Quasi l’esatto opposto della Todde nel “Campo largo” del centrosinistra sardo. Impercettibile il dato per Soru e la sua “Coalizione sarda”, da Calenda e Renzi agli indipendentisti di Gavino Sale. Più significativo il dato se rapportato a Lucia Chessa ed alla sua lista di sostegno ambientalista, autonomista ed indipendentista “Sardigna- R- esiste”. In questo caso il consenso della candidata presidente supererebbero di mezzo punto percentuale quello della lista. I motivi di questo significativo voto disgiunto sono presto detti. Da un lato, quello, soprattutto, della Todde, significa che si è voluta premiare più la persona, il suo “cursus” professionale di donna e manager affermata, nonché di politica seria e competente. Rispetto ad una coalizione variegata dal PD, ai grillini, ai Progressisti di Zedda, ai Rossomori, a agli indipendentisti di “A Innantis”  il voto per l’esponente grillina nuorese è stato più netto e marcato. Lo stesso non può dirsi per Truzzu, sensibilmente più staccato rispetto ai gruppi che lo hanno sostenuto. In questo caso, però, si potrebbe parlare di “sostanziale delegittimazione” del candidato presidente a causa della “calata romana” dei big dei partiti. Era avvenuto lo stesso per i casi precedenti di Cappellacci e Solinas (sebbene questo in minima parte rispetto a Truzzu). Delegittimazione cui si deve aggiungere una scarsa qualità nelle scelte delle liste. Ed il problema sostanziale che sta’ dentro l’attuale legge elettorale sarda. Dove i voti si basano sulla raccolta a livello familistico. Una legge elettorale che, apparentemente, si fonda sul principio del maggioritario, ma che ha favorito l’emersione di una bassa qualità di candidature. Basti pensare che, nell’ ultima tornata elettorale regionale, i sardi dovevano scegliere fra quasi 1400 candidati. Uno ogni mille abitanti.  Altro dato che fa riflettere, il fallimento del tentativo di Renato Soru di costituire un terzo polo alternativo. O, meglio, una “Coalizione Sarda” da Calenda e Renzi fino agli indipendentisti di Gavino Sale, leader di IRS (Indipendentzia Repubrica de Sardigna). E qui il voto dei sardi è stato chiaro: la “minestra riscaldata”, a volte, s’inacidisce. Una coalizione del genere era evidente che non avrebbe potuto “tenere”. E perciò è stata rifiutata. Sardegna laboratorio è, invece, come più volte palesato dai tanti analisti, il caso del “campo largo” Pd- M5S e della candidatura della Todde. Ma anche qui dobbiamo fare una riflessione. Quella inversa fatta per Truzzu. In questo caso (Todde) è stata la candidata presidente a “trainare” il gruppo di partiti piuttosto riottosi e diversi. E che, comunque, si sono visti il loro consenso elettorale sempre più eroso. Parliamo di un PD attorno al 15 % e di un M5S sul 7-8%. Poco per poter sperare di fungere da laboratorio nazionale, nonostante i “buoni rapporti” intercorsi in regione fin dal 2019. Altro tema che emerge da queste elezioni è l’ennesima frastaglizzazione del mondo autonomista ed indipendentista. O, meglio, sembrerebbe che, in questo caso, si assista a due costanti. Fatto salvo che, ormai, la questione sarda ed autonomista ha fatto “breccia” in quasi tutti i partiti, leggermente diverso parrebbe essere il dato dell’indipendentismo sardo, il cui ambito di azione, invece, parrebbe essersi ristretto. Un dato emerge inequivocabile: non si è presentata alcuna coalizione sotto la dicitura “Casa comune sarda”. Se come tale non si voglia intendere “Sardigna- R-esiste” della Chessa. Il tema autonomista rimane ben vivo in tutte e quattro le coalizioni. Partendo, però, dal PSd’Az e dal suo sostanziale dimezzamento rispetto alle elezioni precedenti. E dall’affermazione, in seno sempre al centrodestra, di un nuovo contenitore autonomista, Alleanza Sardegna, che sembrerebbe aver “frenato” l’emorragia di voti dal PSd’Az e riuscito a contenere la Lega.  Sul fronte della Todde non sfondano i Rossomori, costola sinistra del PSd’Az nata all’ epoca del contratto elettorale sardista con il partito di Salvini. Sul tema indipendentismo, invece, la riflessione è ancora più profonda. E non include la Coalizione Sarda di centrodestra.

Visti i risultati dei gruppi presentatisi da “A Innantis ” di Sedda con Todde, a “Liberu” e “Vota Sardigna” di Soru, molto probabilmente si dovrebbe parlare di fine dell’indipendentismo storico. Con buona pace dei proclami passionali di Gavino Sale che parla di una “nuova fase” e “delle tematiche indipendentistiche sarde che, ormai, sono parte acquisite dei programmi degli altri partiti italiani in Sardegna, soprattutto in campo ambientalista”. Ma non tradotte in voti. Ed è questo il motivo che ha indotto, a suo tempo, l’altro storico partito dell’indipendentismo sardo, “Sardigna Natzione” di Bustianu Cumpostu a disertare la competizione elettorale. Queste sono state le motivazioni: ” E’ il momento della riflessione e preferiamo attendere in riva al fiume dell’indipendentismo, le navicelle degli indipendentisti che hanno perso la rotta, con la speranza che la ritrovino e tornino indietro per risvegliare il desiderio di libertà del popolo sardo e di sovranità sul proprio territorio e sulla propria storia”. Riflessione che, per certi versi, dovrebbe riguardare anche l’altra Sardegna, il mondo dell’Emigrazione, completamente trascurato ed assente dalle “agende politiche” dei quattro candidati presidenti. Emigrazione che, per ritornare ad essere agenda centrale della politica sarda, avrebbe bisogno di almeno tre linee d’intervento: maggiori finanziamenti ai circoli sardi che lavorano e fanno cultura, riforma della Consulta dell’ Emigrazione aperta non solo alle Federazioni ma anche a rappresentanti di circoli che non ne fanno parte, riforma dell’art. 2 comma 2 della legge regionale n. 10 del 2011 sulle elezioni locali nella parte in cui stabilisce che i sardi emigrati iscritti all’ Aire (Anagrafe Italiana Residenti all’ Estero)non partecipano al “quorum” nelle competizioni amministrative dei comuni isolani con popolazione inferiore ai 3000 abitanti.  Ecco, per ricreare una nuova “casa dei sardi” ed una “comunità sarda” a tutti i livelli, come statuito, in modo rivoluzionario ed innovativo, dalla legge regionale n. 7 del 1991 sull’ Emigrazione, il nuovo presidente della Regione dovrebbe partire da qui. Noi glielo auguriamo.

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17 commenti

  1. Francesco Mugoni Fenu

    “Pagos macos e male unidos” !

  2. COMPLIMENTI A VOI. Finalmente una voce OBIETTIVA ED OGGETTIVA.
    Ognuno guarda al suo orto, ma il “partito” del NON VOTO LI CONDANNA TUTTI

  3. Tra queste elezioni e le precedenti ( solinas) c’è circa un punto percentuale di differenza….quale sarebbe la mutilazione? Truzzu ha perso dove lo hanno conosciuto amministrativamente ( Cagliari ) e ha preso voti dove invece non conoscevano le sue”capacità” di amministratore …

  4. antonello amelia mosconi

    VOLEVO FARE I COMPLIMENTI AI SARDI PER AVER VOTATO PD. SIETE CADUTI DALLA PADELLA ALLA BRACE!

  5. In Sardegna vince Alessandra Todde

  6. I candidati di destra ora che hanno perso pretendono un altro conteggio delle schede, non accettano la sconfitta.

  7. Maria Assunta Tisciri

    con una differenza di così pochi voti a parti inverse pure la todde avrebbe chiesto un riconteggio, legittimamente.

  8. Iscusade, ma pro ite unu giornale chi narat de èssere sa boghe de sos sardos in su mundu no iscriet in sa limbna desa terra nostra, ma lu faghet in sa limba de chi a meda de issos los at obligados a lassare sa terra issoro?

  9. Gianraimondo Farina … complimenti per tuo articolo …
    A me, di queste elezioni, è rimasto l’amaro in bocca di vedere lo storico Partito Sardo d’Azione … alleato dei liberalfascioleghisti …
    È la girandola della politica … che sta girando all’incontrario!

  10. Buon lavoro Presidende

  11. Mantieni le promesse 💪

  12. Gianraimondo Farina

    Pippo Giomi il 46 per cento dei sardi non ha votato. Come anche nelle precedenti elezioni. Non lo nego. La “mutilazione” è questa! Credo di essere stato chiaro. Ed orgoglioso che un periodico serio ed autorevole come TOTTUS in Pari, l’unico dell’ Emigrazione sarda nel mondo, lo abbia sottolineato. Fuori dal coro dei giornaloni sardi. Grazie a Massimiliano Perlato

  13. Gianraimondo Farina grazie per la precisazione, anche perchè cambia il succo di quanto scritto. Quindi non sono queste elezioni mutilate, ma tutte le ultime elezioni regionali e amministrative e non solo in sardegna ma a livello nazionale da decenni, grazie al comportamento disonesto di gran parte della classe politica e una grossissima fetta di giornalai venduti grazie ai quali passa una disinformazione indirizzata ad allontanare sempre più l’elettorato in una nazione dove l’ analfabetismo ( di tutti i tipi) ha raggiunto e superato il 25%. Ringrazio anche io Massimiliano Perlato per la possibilità di avere informazioni che altrimenti sarebbe difficile o impossiblie conoscere, soprattutto intorno alla cultura e politica sarde

  14. Gianraimondo Farina

    anche il non voto è un voto

  15. Gianraimondo Farina concordo in parte. Solo per la parte che riguarda una percentuale eguale di votanti di tutti i colori, Se invece non vota la parte che non approva il governo in carica mentre quella che lo approva va a votare, il non voto è solo voto indiretto verso quel governo.

  16. Sinceramente io vedo in lei un cambiamento per la Sardegna diamole un opportunità avete votato la Meloni e guarda che sta combinando!

  17. Giorgio Plazzotta

    Dire che l’astensione “vince” è aberrante. Ma po’ caridari

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